Candid camera

13 Ottobre Ott 2015 1438 13 ottobre 2015

La nostalgia "social" è meno canaglia?

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Tra i segni premonitori della fine del mondo, metterei senz’altro il dilagare della nostalgia, che da sentimento personale e privato, meditativo e struggente, è divenuto ormai collettivo e globale, oltre che mediatico e, naturalmente, social.

Non sono pervasi di nostalgia i milioni di telespettatori che assegnano uno share del 20 per cento al recital dei “Capitani coraggiosi” Claudio Baglioni e Gianni Morandi per due serate di magliette fini e fatti mandare dalla mamma a prendere il latte? E quelli che già a migliaia stanno comprando i biglietti per l’annunciato concertone dei Pooh a San Siro? Concerto d’addio, d’accordo, ma aspettiamo di vederlo, questo addio, caso mai ci prendessero gusto a ricominciare, a settant’anni suonati e cantati.

Ma la nostalgia è ovunque. Nel romanzo appena uscito di Serena Dandini, intitolato appunto “Il futuro di una volta”. Nelle foto in bianco e nero che piovono in continuazione dentro Twitter, per mano di nostalgici militanti che setacciano professionalmente ogni anfratto del web alla ricerca di istantanee del tempo che fu e che sembra sempre più bello, più intrigante, più magico del presente, e ancor di più del futuro.

Quale futuro, poi? No, grazie, il futuro non ci interessa. Il futuro è fosco e molto incerto, e poi cambia in continuazione, è una dimensione astratta e isterica del tempo, ci fa paura e spavento, non riserva nulla di buono. Guardate invece com’è bello il passato, nel suo essere già avvenuto, già bello pieno dei suoi miti consolidati e non effimeri, di personaggi già amati, di film e libri già attraversati, ma che si possono ancora esplorare e interrogare. Com’è bello il bianco e nero dei documentari di Rai Storia, che fa apparire il passato come un lungo sogno, un insieme di eventi anche drammatici, ma che non possono più ferirci, perché sono già accaduti e già conchiusi in se stessi.

La nostalgia non riguarda più noi stessi, il ricordo o il rimpianto dei nostri personali anni migliori, ma investe intere epoche e mondi già eclissati, tenuti in vita con la respirazione artificiale per tenere in vita noi stessi. Se la nostalgia individuale può essere anche un sentimento regressivo e sterile, e comunque sempre molto privato e intimo, la nostalgia condivisa e amplificata sui social diventa un fenomeno collettivo e corale, un modo per riconoscersi tutti insieme in questo attaccamento furibondo al tempo perduto. Guardiamo indietro, perché non vediamo più la strada da percorrere. Andremo a sbattere, è sicuro. Ma lo faremo in bianco e nero, e con un piccolo grande amore come colonna sonora.

@eli_grandi