Candid camera

25 Febbraio Feb 2016 1239 25 febbraio 2016

L'importanza di essere infedeli

  • ...

L’ultimo passaggio, l’ultimo ritocco al ribasso per ottenere la fiducia sulla legge delle unioni civili, è stata l’abolizione dell’obbligo di fedeltà, con l’obiettivo di differenziare più nettamente le nuove unioni dal matrimonio tradizionale. Migliaia di commenti sono già piovuti sulla norma, anche se la principale conseguenza concreta che ne deriverà sarà che, in caso di separazione, non potrà esservi addebito di colpa al compagno o alla compagna per infedeltà consumata.

Una pacchia, insomma. Tanto che la norma proteggi-matrimoni potrebbe tramutarsi, per paradosso, nel completo affondamento del matrimonio stesso anche da parte delle coppie etero: chi vorrà sposarsi in senso tradizionale, se con un’unione civile avrà i medesimi diritti, senza pagare lo scotto dell’infedeltà e con la possibilità di divorziare in tempi rapidissimi?

Eppure, le comunità gay hanno protestato e protestano, perché eliminare l’obbligo di fedeltà sarebbe una diminutio del valore delle loro relazioni. E su questo potrebbero avere ragione.

La diminutio non riguarda infatti la vita reale delle coppie, nella quale l’adulterio è sdoganato da tempo immemorabile come pratica diffusa e non arginabile (i senatori dell’Ncd non sono stati al cinema in questi giorni a vedere il film “Perfetti sconosciuti”?), riguarda però il versante simbolico e narrativo delle relazioni amorose.

Eliminando retroattivamente l’obbligo di fedeltà, se ci riflettiamo, sarebbe cancellata di colpo quasi tutta la letteratura mondiale.

Senza la fuga di Elena con Paride, niente guerra di Troia, via, eliminata l’Iliade di Omero. E Penelope? Se invece di fare la tela se la fosse spassata coi Proci, proprio come Ulisse se la spassava con Calipso e con le altre, cosa rimarrebbe del fascino dell’Odissea?

I tormenti di Madame Bovary non sarebbero mai divenuti il fulcro del meraviglioso romanzo di Flaubert. Per non parlare di Anna Karenina, adultera lei, e a sua volta soccombente per la straziante gelosia verso il conte Vronskij.

Ma non ci sarebbero neppure Paolo e Francesca nella Divina Commedia, e Ginevra e Lancillotto a fare fesso Re Artù, nessuna Lady Chatterley. Ma di più. Risalendo alle origini, sarebbe spazzata via praticamente tutta la mitologia greca che sta a fondamento della cultura occidentale: i tradimenti di Zeus, di Era e di tutta la compagnia dell’Olimpo non esisterebbero proprio.

E il cinema? Stesso scenario apocalittico.

Da “Il Laureato” a “Divorzio all’italiana”, da “American Beauty” a “Il Grande Gatsby”, da “Le Relazioni pericolose” a tutti i film di Woody Allen - tanto per citare solo qualche briciola della cinematografia mondiale- non avrebbero motivo di esistere.

Il binomio fedeltà/infedeltà è un potentissimo motore narrativo e simbolico, che chiama in campo l’intreccio profondo tra i nostri istinti più ferini, l‘incanto del desiderio e i dettami della civiltà. Ha implicazioni morali, erotiche e giuridiche. Riguarda la nostra stessa identità, che infatti può andare in pezzi, se investita dall’uragano emotivo di un tradimento da parte di colui/colei che credevamo nostro a tutti gli effetti.

Perciò, il disappunto dei gay è comprensibile. Più difficilmente le loro unioni potranno generare una narrativa equivalente a quella delle infedeltà tra eterosessuali. Ma devono avere fiducia nella propria creatività. Arriverà, prima o poi, un Monsieur Bovary, e saranno riscattati.

Twitter @eli_grandi