Candid camera

23 Marzo Mar 2016 1804 23 marzo 2016

Se l'Isis prende il raffreddore

  • ...

A Hollywood lo sanno cosa si deve fare quando le cose si mettono male, e già ce lo hanno mostrato in almeno un paio di film colossal, dai quali i politici europei potrebbero prendere ispirazione per affrontare il dopo attentati di Parigi e di Bruxelles.

Ne “La Guerra dei Mondi” di Steven Spielberg - remake di un film del 1953, a sua volta tratto da un romanzo di H. G. Wells del 1897 – gli orrendi tripodi alieni che sbucano dalla terra in cui erano seppelliti da millenni, attaccano l’intero genere umano, nutrendosi letteralmente del sangue di persone catturate a mazzi, come fossero insetti da succhiare.

Inutilmente, gli umani provano a sparare proiettili e missili di ogni tipo contro le metalliche creature vampire. Ma quelli hanno uno scudo invisibile, che li rende invulnerabili a ogni colpo. E solo alla fine, dopo aver compiuto una strage inaudita di corpi, i tripodi cominciano a vacillare, a sbandare e a collassare, perdono la corazza protettiva e vengono sconfitti. Cos’era accaduto? Semplicemente, i tripodi si erano ammalati di un microorganismo presente nel sangue umano e non disponevano di un sistema immunitario capace di neutralizzarlo.

In un altro film dello stesso filone, “Independence Day”, diretto da Roland Emmerich nel ’96, gli alieni arrivano sulla terra posizionando colossali astronavi di pietra che oscurano il cielo in diversi punti del pianeta e iniziano un countdown, al termine del quale le astronavi allineate sferreranno l’attacco finale che sterminerà il genere umano, permettendo agli alieni di impossessarsi delle risorse del pianeta.

Anche in questo caso, nessuna arma, neppure quella atomica, riesce a intaccare le corazze delle astronavi aliene. E di nuovo, l’idea vincente è smettere di bombardare senza senso, e provare invece a recapitare nel cuore dell’astronave madre l’equivalente di un “raffreddore”, un virus informatico che manda in tilt il sistema di controllo e di comunicazione degli alieni.

Ora, che c’entra tutto questo con gli attentati di Parigi e Bruxelles, con l’Isis e con il Califfato che vuole piantare le sue bandiere nere nelle città europee, piene di brulicanti infedeli?

Impariamo da Hollywood. Forse serve a poco andare nei territori dell’Isis a sparare e bombardare a pioggia, colpendo anche civili che non c’entrano niente. Ben più acuto sarebbe utilizzare un virus, capace di far collassare i tripodi dei Califfi.

Quale virus? Forse uno ce l’abbiamo. Il terrorista Salah Abdeslam, il coordinatore degli attentati di Parigi del 13 novembre scorso, rifiutò di farsi esplodere, preferì la vita (la propria, certo, dopo aver massacrato quella degli altri). E per questo motivo è stato considerato un traditore e un reietto dai suoi sodali. Nessuno sconto per lui, è ovvio, ma il suo attaccamento alla vita, contro il martirio dei kamikaze imbottiti di esplosivo, può essere il germe di un cambiamento, di uno spostamento di prospettiva che potrebbe contagiare altri invasati della jihad e far loro apparire, all’improvviso, che vivere sia meglio che morire, e che non esiste causa né divinità che possa pretendere il sacrificio di se stessi facendo del male a degli innocenti.

Usare Salah per far prendere il “raffreddore” alle cellule dei militanti dell’Isis in Europa è più difficile che sparare missili e bombe dagli aerei. Ma potrebbe essere molto più utile e più intelligente, oltre che hollywoodiano.

Twitter @eli_grandi