Candid camera

17 Giugno Giu 2016 1144 17 giugno 2016

La femmina nuda si arrende al desiderio

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Ce l’abbiamo avuta tutti un’amica così, una che mette in scena cataclismi esistenziali inauditi perché un uomo l’ha tradita o l’ha lasciata. Una che va in mille pezzi, che si infligge il male da sola, che entra in un gorgo autodistruttivo da lei stessa alimentato e ne esibisce gli effetti devastanti, mentre noi la osserviamo quasi senza parlare. Proprio come fa Valentina, l’amica destinataria del racconto di Anna, “La femmina nuda” del romanzo di Elena Stancanelli candidato al Premio Strega.

Delle varie donne che compaiono nel racconto - la protagonista, la nuova amante del compagno Davide e altre figure collaterali – quella che ho sentito più vicina o più simile è proprio Valentina, l’amica invisibile, di cui non sappiamo niente, se non che è lei a raccogliere la confessione di Anna sul percorso infernale che la trascina alle peggiori bassezze, quando scopre che il compagno se la fa con un’altra.

E forse anche Valentina, come noi che leggiamo, vorrebbe chiedere ad Anna: ma tu lo ami quest’uomo? Perché di lui, in effetti, si dice poco o nulla. Il Davide del romanzo è un personaggio lontano e sconosciuto, quindi insignificante in sé e anche per la stessa protagonista. Ma proprio questo vuoto è il centro propulsore del racconto. Anna non soffre perché il suo uomo - un uomo insulso e volgare, che lei stessa non ama - la tradisce. Ciò che travolge la protagonista è la scoperta, vissuta in modo devastante, che noi non possiamo controllare il desiderio dell’altro. Davide è un maschio desiderante come lo sono i maschi in genere. Il desiderio maschile va in giro, fluttua, e può agganciarsi a uno sguardo, a un sorriso, a corpi che sono prima di tutto immagini, come quelle che la nuova amante gli invia sul cellulare, ritraendo parti intime del proprio corpo. Immagini non tanto di organi genitali, ma di pura e semplice disponibilità sessuale, come ben comprende la fidanzata tradita.

La quale, però, deve attraversare un oscuro percorso di abbrutimento per arrivare a capire che il desiderio dell’altro non lo puoi controllare. L’altro lo puoi anche imprigionare, chiuderlo a chiave in una stanza, impedirgli ogni contatto col mondo, ma non per questo possiederai il suo desiderio, che se ne va dove vuole e si attacca a chi vuole.

Così, “La femmina nuda” assomiglia soprattutto al racconto di un caso clinico, quello di una donna esageratamente cerebrale, che subisce lo smacco del proprio autocontrollo e perde letteralmente se stessa per poi ricostruirsi faticosamente, dentro un nuovo paesaggio delle relazioni tra maschi e femmine. La cerebralità non è perduta, viene salvata nella scrittura tesa e profonda, intessuta di un’ironia amara che non crede e non cede mai del tutto alla disperazione.

E forse la Valentina che ascolta il racconto funziona soprattutto come una figura psicoanalitica, che accoglie e accompagna, senza giudicare. Se Stancanelli vincerà il Premio Strega, si potrebbe anche ribattezzarlo Premio Isterica, e Freud sarebbe d’accordo.

Twitter @eli_grandi