Candid camera

29 Novembre Nov 2016 1124 29 novembre 2016

Non sarà Snowden a fermare la macchina NSA

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Siamo sicuri che Oliver Stone abbia reso un buon servizio a Edward Snowden, dedicandogli il film appena uscito nelle sale?

Beninteso, il film è da vedere. Non solo è ben fatto, ben costruito e dal ritmo incalzante, ma soprattutto, ci porta dentro una vicenda che è ancora in via di svolgimento, con il protagonista ancora lontano dal suo paese, rintanato in un rifugio moscovita, alle prese con una fama divisa a metà tra chi lo considera un eroe della libertà e chi un traditore degli Stati Uniti d’America.

All’uscita dal cinema, questo manicheismo si sfuma e il personaggio Snowden, conosciuto da vicino, risulta un po’ meno eroico di come lo pensavamo.

Se l’attore che lo interpreta, Joseph Gordon-Levitt, riproduce fedelmente, come sembra, la personalità di Snowden, quello che vediamo è soprattutto un ragazzo alquanto nevrotico, introverso e cupo, un perfetto nerd sempre sul bilico tra tecnologia e patologia (psichiatrica). Grazie alla sua genialità informatica, Snowden si muove dentro la CIA e la NSA (National Security Agency), entrando, uscendo e rientrando come da un impiego alle Poste.

In tutte le sue destinazioni in giro per il mondo, è sempre accompagnato da una fidanzata, Lindsay, così traboccante di energia, ironia ed estrogeni, che non si capisce come possa stare con un individuo così cadaverico e mesto. Però ci sta (e ha pure raggiunto Edward a Mosca per continuare a vivere con lui).

A un certo punto, il nostro eroe si scopre pure epilettico, aggiungendo un ulteriore elemento di perplessità al suo ritratto.

Che rimane, sostanzialmente, quello di un personaggio “impolitico”, che sembra agire non sulla base di una articolata visione critica di ciò che scopre, ma piuttosto per una sorta di disagio personale, un “non farcela più” che diventa denuncia del sistema e dei suoi tentacoli spionistici ormai privi di filtri e di limiti.

Non mancano, certo, osservazioni che aprono gli occhi, come quella che “il terrorismo è solo una copertura” per l’apparato di controllo americano, il quale scandaglia database sterminati, setacciando tutto quello che diciamo, scriviamo, postiamo, alla faccia della privacy. Per la NSA non esiste privacy, non esistono neppure privati cittadini. Chiunque è un potenziale nemico, traditore, avversario: si tratta solo di aspettare quando ci scapperà la parola, la frase che dimostra le nostre recondite intenzioni sovversive.

Al tempo stesso, i boss dei servizi segreti che mentono al Congresso degli Stati Uniti negando le attività di spionaggio, e poi vanno a caccia di anatre nei boschi con i loro pari, sembrano figure troppo cinematografiche, e persino troppo ciniche, per essere realistiche.

In questo film, i cattivi hanno tratti quasi patetici, come il personaggio interpretato da Nick Cage, un altro geniale nerd invecchiato, messo da parte dall’organizzazione, e perciò bonariamente vendicativo. I cattivi, insomma, non sono veri cattivi, così come Snowden non è un vero “buono”. Appare soprattutto come un ragazzo disturbato, la rotella impazzita di un ingranaggio colossale, destinato comunque a non fermarsi. Gli siamo grati, è ovvio, insieme a Oliver Stone, per aver scoperchiato la macchina globale dell’intercettazione. Ma il senso di impotenza che ce ne viene è totale. Non sarà Snowden a fermare la macchina, lui ha solo aperto il cofano perché tutti vedessimo come funziona il motore. Ora che alla guida ci si mette Donald Trump, bisognerà stare ancora più attenti a non venire investiti mentre camminiamo per la nostra vita.

Twitter @eli_grandi

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