Candid camera

17 Luglio Lug 2017 1525 17 luglio 2017

L’arte non mi somiglia, per questo è arte

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Mentre si registra un’impennata record per le visite nei Musei italiani (visitatori +7,3%; introiti + 17,2% solo nel primo semestre del 2017), e Dario Franceschini gongola, il suo ministero dei Beni Culturali manda in onda in tv un secondo spot della serie “L’arte ti somiglia”, dopo quello del dicembre 2016.

Capolavori di ritmo, di montaggio e soprattutto di casting, i due spot associano immagini di opere d’arte, in particolare ritratti, a sequenze video di persone comuni che somigliano - spesso in modo sorprendente - a quelle custodite nei musei italiani.

Un’idea creativa simpatica e accattivante, che tuttavia trasmette un messaggio opposto al motivo per cui tanta gente (forse) affolla le mostre, cercando qualcosa che non è se stessa.

“L’arte non mi somiglia, per questo è arte”, si potrebbe rispondere alla campagna del Mibact. Notando poi come questi spot promuovono sì i musei, ma sminuiscono l’arte stessa. Se i capolavori che vengono mostrati non sono diversi, in fondo, dai selfie o dai video che chiunque può farsi da sé, dov’è allora il valore? dov’è la differenza?

Non cerchiamo l’arte per specchiarci in essa, ma per uscire fuori da noi, per visitare altri mondi e altri sguardi, per cogliere, in quella precisa inquadratura contenuta entro la cornice del dipinto, l’istante di una rivelazione che concentra in sé una totalità, un rimando al mistero della vita e del tempo, al bilico tra la carne e lo spirito, tra la realtà e la sua raffigurazione, alla ricerca di un senso che non si esaurisce nella contemplazione dell’opera, ma ci interroga all’infinito.

Se invece quello che conta – e conta, per carità – sono gli introiti di un settore che è culturale, ma anche economico, allora va benissimo così, pubblicizzare il patrimonio artistico nello stesso stile con cui si promuovono i Giga gratis per l’estate. E controbattere con le cifre a chi aveva sentenziato che “con la cultura non si mangia” (Giulio Tremonti quando era ministro dell’Economia). Non stupiamoci però se alla fine non comprenderemo più la differenza tra la frutta nella natura morta di Caravaggio e quella dell’uomo Conad che nobilita il suo supermercato con il payoff “Persone oltre le cose”. Opere d’arte oltre i selfie.

Twitter @eli_grandi

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