Candid camera

13 Settembre Set 2017 1136 13 settembre 2017

Estetica della vecchiaia trionfante

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Capelli bianchi. Volti rugosi. Braccia rinsecchite o lievitate causa ristagno ormonale. Crani spelacchiati dalla chemioterapia. Menti obnubilate dai sintomi dell’Alzheimer. La 74a Mostra del Cinema di Venezia ha proposto una vera propria estetica della vecchiaia, accolta peraltro con tripudio da platee a loro volta per la gran parte ingrigite e imbolsite dall’età.

Questi vecchi del cinema sono tipi che non si arrendono, vogliono continuare a vivere, innamorarsi, lavorare, guidare, dire la loro su tutto, vincere premi, come Robert Redford e Jane Fonda (alla carriera), e come Charlotte Rampling, che riceve la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile a 71 anni. Senza dimenticare Donald Sutherland ed Helen Mirren, protagonisti del film di Paolo Virzì The leisure seeker, la britannica Judy Dench (82 anni), sempre sulla cresta dell’onda, o l’inossidabile Clint Eastwood, che a 87 anni continua a girare film sia come attore sia come regista.

Se la popolazione dell’Occidente invecchia inesorabilmente, e l’età della vita si prolunga fino a traguardi che un tempo erano riservati solo ai semidei, ci dovremo sempre più abituare a film, i cui protagonisti cominciano a essere interessanti solo una volta passata la sessantina, perché prima sono solo giovanotti insipidi che arrancano per costruirsi un’identità.

Un fenomeno che non riguarda solo il cinema, se pensiamo per esempio al successo del romanziere novantaduenne Andrea Camilleri, mentre anche il suo Montalbano-Zingaretti risente di qualche irrigidimento alle giunture, benché con i suoi 55 anni possa essere ancora considerato un ragazzetto in erba.

In politica, la giovanile baldanza si è ritorta contro Matteo Renzi e oggi gli viene preferito il grigio (in tutti i sensi) Paolo Gentiloni con il suo anziano garbo felpato, capace di limare gli spigoli e di mediare le conflittualità. E persino il napoleonico Emmanuel Macron ricava affidabilità dal fatto di avere al fianco una moglie di 65 anni, che lo consiglia e ne incanala le energie.

La generazione esaltata per la sua giovinezza negli anni Sessanta e Settanta, viene oggi celebrata nella sua terza e quarta età. Sempre loro, sempre gli stessi. Mentre la popolazione under 30, maggioritaria sul pianeta ma in forte declino nell’Occidente più evoluto, resta nell’ombra della sua identità indefinibile, sospesa tra il reale e il virtuale, forse prossima a trasferirsi in blocco nell’aldilà digitale che tutto conserva e rumina, dissolvendo ogni significato dell’agire e del fare.

Se i giovani vogliono conquistare il mondo, conviene loro che si diano da fare per invecchiare in fretta. Tutto il resto – studiare, trovare lavoro, metter su famiglia, amare, soffrire, vivere – verrà da sé, coi primi capelli bianchi.

Twitter @eli_grandi

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