Candid camera

13 Ottobre Ott 2017 1634 13 ottobre 2017

Weinstein la “Bestia”, dalla fiaba alla realtà

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Immaginiamolo come l’inizio di una fiaba. Lei, tutta agghindata, si reca a palazzo per prendere parte a una festa tres chic, mondana ma con eleganza, come si usa in Costa Azzurra. Quando arriva, però, non c’è nessuno. Viene accompagnata in una stanza al piano superiore dove trova lui, da solo, che la attende, teoricamente per parlare, praticamente per praticare del sesso orale.

Questa fiaba l’ho già sentita, è la trama de “La Bella e la Bestia”, un archetipo che affonda nella notte dei tempi, quando Zeus si trasformava in toro, in cavallo, in aquila per possedere ninfe o altre femmine meravigliose, possibilmente figlie di re o di altre divinità.

Viene da chiedersi se non sia appunto questo archetipo, così radicato nell’inconscio collettivo, a scatenare la marea di reazioni e commenti allo “scandalo Weinstein”, dando addosso a lui, ma anche alla sfilata delle belle, circuite dalla “Bestia” nel corso degli anni.

Harvey Weinstein – così riferiscono le cronache – cominciava col chiedere di essere “massaggiato” per poi passare al sollazzo sessuale con femmine fascinose e bellissime, che grazie a un suo cenno potevano salire il sentiero della Fama oppure precipitare nell’anonimato di particine insulse in tv.

Come un imperatore romano, ne decideva la sorte, anziché con il pollice, con il pisello alzato, e forzando la loro volontà, essendo privo di avvenenza ma gonfio di denaro e di potere.

Proprio come per la Bestia della fiaba - che in realtà è un principe nel suo castello - l’elemento di attrazione è il Potere con la P maiuscola. Bisogna appartenere all’Olimpo, come Zeus appunto, per prendersi le donne più belle, sfruttando la loro ambizione di diventare dive, cioè a loro volta divine, assurte nell’empireo degli eletti. Il vero potente non si sottomette alle regole, le crea lui stesso (“Lo faccio abitualmente” diceva il produttore a un’attrice che si negava), ritenendosi esente da ciò che condiziona, o inibisce, i semplici mortali.

Così ora, nel furore dello scandalo, l’America ritrova “la sua più antica passione collettiva, il suo piacere più sleale e sovversivo: l’estasi dell’ipocrisia”, come scrisse Philip Roth ne La macchia umana a proposito dello scandalo Clinton-Lewinsky.

Nel caso di Weinstein, tutti sapevano, tutti tacevano, tutti sfruttavano la situazione, compresi i politici del partito democratico, che ricevevano finanziamenti a sei zeri da questo liberal un po’ sui generis, in fondo così simile all’odiato Donald Trump.

Ma se Trump costruisce palazzi, Weinstein costruisce sogni in forma di film e li distribuisce nelle sale di tutto il mondo. Si può supporre che a Hollywood qualche sceneggiatore stia già lavorando a una trasposizione della vicenda per il cinema. E Weinstein, che nel suo lavoro è un dio, finanzierebbe senz’altro il film su se stesso. Vincendoci pure un paio di Oscar.

Twitter @eli_grandi

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