Candid camera

13 Novembre Nov 2017 1100 13 novembre 2017

Molestie.com, l’inganno del cinema

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Nella migliore delle ipotesi, il dilagare ormai planetario e ininterrotto di denunce e racconti sulle molestie sessuali subite da maschi in posizione di potere (ma anche da una donna come Mariah Carey, la discriminante è il potere), nella migliore delle ipotesi, tutto questo sarebbe il frutto di un innalzamento collettivo della soglia di intolleranza, che lascerà il segno anche per il futuro.

In questo caso, la prossima volta che un uomo insisterà con approcci indesiderati rivolti a femmine recalcitranti o attonite, sfruttando la loro subordinazione o la loro ambizione, ci penserà non due, ma tre volte prima di abbassarsi la lampo dei calzoni. Dovrà riflettere sul fatto che l’argine dell’omertà, della paura e del pudore si è rotto. e lui potrebbe ritrovarsi improvvisamente alla gogna, come sta accedendo a molti uomini importanti in queste settimane.

O la patta o la vita, insomma. Obbedire al richiamo irresistibile delle parti basse, o resistervi per salvaguardare reputazione personale e carriera? Ben venga questo dilemma, certo. Tutti d’accordo, anche i maschi.

Ma questa vicenda, cominciata con le accuse al cinghialone Weinstein e proseguita con un caleidoscopio di palpate di culo e di tette, toccamenti di ginocchia, masturbazioni esibite, lingue tra le cosce e scopate non corrisposte, fa riflettere sui reali progressi della condizione femminile a ventunesimo secolo inoltrato.

E’ dura ammettere che le stesse attrici di Hollywood che da decenni impersonano donne emancipate e disinibite, forti e combattive, immaginate e costruite dagli sceneggiatori di tanti film come delle toste fighissime, fossero poi schiacciate su divani e pavimenti e costrette a sollevare la sottana, per poi scapparsene via, umiliate e offese, incapaci di reagire, denunciare e sputtanare i predatori di turno. Salvo raccontarlo al fidanzato forzuto, e divo del cinema pure lui, che si prende la briga di andare a cazziare il molestatore.

Il tema non è la presunta codardia della singola vittima, ma il gap tra le eroine inventate dal cinema, ultrafemmine in grado di spaccare o di salvare il mondo, e il retrobottega pecoreccio dell’ufficio di produzione.

Insomma, ci sentiamo ingannate.

Le Lara Croft, le Thelma & Louise, le Erin Bronkovich, le Kill Bill, le Wonder Woman, le Sarah Connor, la tenente Ripley e tutte le altre, quelle che hanno combattuto mostri, alieni, banditi, maschi crudeli o ingiusti, quelle che si sono ribellate alle regole, che hanno trasgredito, quelle che hanno affermato se stesse sugli schermi, conquistando successo e potere e ci hanno fatto sognare, era tutta e solo finzione? Solo fantasie (erotiche) di sceneggiatori frustrati?

Oppure, sono stati proprio quei film a costruire man mano le condizioni per cui anche le donne reali, le attrici ingaggiate per interpretare quelle eroine, alla fine lo sono diventate davvero, ribellandosi alla molestia sistematica da parte dei loro danarosi e potenti produttori e registi?

Quando c’è Hollywood di mezzo, non si sa mai che direzione possa prendere la storia. Anche questa ondata di confessioni e accuse potrebbe diventare una sceneggiatura e quindi un film, per illuderci ancora. Nel frattempo, qualcuno avrà perso il posto, qualcun'altra sulle molestie ci avrà costruito un pezzo di carriera. Noi sempre babbioni, in coda alla cassa del cinema.

Twitter @eli_grandi

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