Cave canem

18 Febbraio Feb 2014 2220 18 febbraio 2014

Smetto quando voglio, ovvero la frustrazione dei giovani laureati

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Smetto quando voglio è il film dell'esordiente regista trentenne Sydney Sibilia, prodotto da RaiCinema e Fandango, che ha incassato 1.5 milioni di euro in due settimane. Forse la commedia all'italiana è destinata a risorgere. Del resto non se ne poteva più delle commedie d'amore o della fiction perbenista della Rai, come Don Matteo, tanto per intenderci, che ritraggono un mondo zuccherato, semplicemente inesistente.

COMMEDIA ALL'ITALIANA Finalmente il dramma dei giovani che non trovano occupazione, che si scontrano con il mondo della raccomandazione, non viene affrontato con toni tragici ma con happy end, come Tutta la vita davanti di Paolo Virzì, per fare un esempio. La commedia di Sibilia è divertente, salace, ma con un epilogo triste e avvilente per il mondo lavorativo dei giovani. Intelligente la scelta di non aver puntato solo sul solito laureato in Filosofia, triste e disoccupato, qui condividono lo stesso destino un neurobiologo, un chimico, due latinisti, un archeologo, un economista e un antropologo. Quindi qualcuno potrebbe pensare, che se anche il neurobiologo non trova lavoro, allora siamo messi male. Mentre per il classico laureato in Lettere ha sempre avuto davanti a sé un fosco futuro lavorativo, soprattutto in un Paese dove non si mangia con la cultura e dove i libri di Moccia li pubblicizzano alla Tv. Nulla di cui stupirsi visto che i laureati sono il 20 % degli occupati contro una media europea del 34,7 % secondo ultimi dati Ocse.

LA FRUSTRAZIONE DEI GIOVANI La banda dei laureati riporta alla mente il gruppo dei Soliti Ignoti di Mario Monicelli, che per mettere insieme il pranzo con la cena escogitano una rapina in una banca, che finirà male. Ma sessanta anni dopo come sono ridotti i giovani italiani? Di sicuro i giovani italiani sono laureati, più preparati e con più strumenti per farsi valere nel mondo del lavoro rispetto ai Soliti Ignoti, quasi analfabeti. Ma la banda dei laureati, tutto l'ingegno e la bravura, lo deve usare per la creazione di sostanze stupefacenti, per tirare a campare, senza farsi sfruttare come guardiani ad una pompa di benzina. Incredibile e amaro realismo quando si scopre che Er Murena, spacciatore di lungo corso, non è altro che un ingegnere trombato dal mondo della ricerca universitaria. Massima la frustrazione di chi è laureato, però per vivere deve fare il cameriere a vita, ovviamente senza nulla togliere al mestiere del cameriere.

GIOVANI SENZA AMBIZIONE? Ma cosa fa il giovane italiano senza ambizione, per dirla alla John Elkann, mica che si piangerà addosso? Si laurea, ottiene l'agognato pezzo di carta, ma sa che questo non basta, allora durante il corso di studi fa tutta una serie di esperienze lavorative, spesso gratuite, per arrivare sul mercato del lavoro preparato e trovare il suo posto. E invece, niente il curriculum non serve a nulla, carta straccia. Allora le certezze vacillano e uno si chiede, vuoi vedere, che nonostante tutto, sono una capra e soprattutto mi manca la raccomandazione. I raccomandati sono quelli che più fanno salire la bile, perché ti soffiano il posto e solitamente sono incompetenti di natura.

Ma in questa guerra tra 'poveri', oltre il danno subisci anche la beffa. Ti senti pure dire che non sei da buttare, che sei brava nel tuo lavoro che devi essere soddisfatta. Ecco che si riaccende un lumicino di speranza, che muore dopo un minuto, quando scopri che sei brava ma ti possono pagare solo una miseria. Ma uno non campa con le soddisfazioni. E allora uno giunge alla conclusione che è inutile essersi laureato e soprattutto che resterai una 'cretina' da sfruttare.

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