Cave canem

27 Maggio Mag 2014 2300 27 maggio 2014

Test di medicina, croce e delizia degli studenti. Il parere di alcuni neo medici

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I medici cubani inviati in Brasile per il programma More doctors, in cambio di aiuti e forniture.

I test di medicina, croce degli aspiranti medici, forse vanno in pensione. Lo ha annunciato settimana scorsa via facebook il ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini. Via i test di ammissione per accedere all'iscrizione, rivoluzione ispirata al modello francese. Tradotto significa che: il primo anno è comune anche agli altri corsi della facoltà di medicina, come studi farmaceutici e odontoiatrici, e dopo il primo semestre ci sono prove per testare le competenze e quelli che si classificano male sono orientati verso altri corsi.

Del resto è già da tempo che ogni anno, quando si svolgono i test, si levano lamentele da parte degli studenti, per le domande tipo settimana enigmistica, a volte assurde, che non c'entrano nulla con la professione medica.

Eppure quando si discute se levare o meno il test d'ingresso, di solito si lascia la parola ai professori universitari o ai rettori di facoltà e poco agli studenti o agli specializzandi. Oltre alle dichiarazioni di approvazione da parte delle associazioni degli studenti, non si capisce cosa pensano veramente del percorso formativo per diventare medici. Invece sarebbe interessante farsi spiegare da chi ha frequentato per sei lunghi anni la facoltà di Medicina, cosa andrebbe cambiato e capire se il modello francese è riproducibile in Italia.

Potrebbe sembrare un discorso da 'addetti ai lavori' e invece è interessante come vengono selezionati i futuri medici, anche perché dovranno curare i cittadini.

SISTEMA FRANCESE È SOSTENIBILE? Francesca, specializzanda al Policlinico di Milano, accoglie con favore un nuovo sistema di ingresso alla facoltà, però nutre qualche ragionevole dubbio sulla possibilità che il sistema sanitario italiano possa sostenere i costi di far entrare tutti al primo anno: «Accogliere in aule universitarie almeno il triplo degli studenti comporterà un grande aumento dei costi, mancano le strutture, il personale docente». Nuovi sistemi di ingresso vanno bene, ma occhio ai conti che devono quadrare.

Invece Riccardo ha paura che come al solito verrà fatta una 'italianata', perché coloro che non passeranno il super test del primo anno perderanno un anno di studi. Ma ci sarebbe la soluzione di copiare per intero il sistema francese e quindi :«creare un primo anno comune a tutti i corsi della Facoltà di Medicina e Chirurgia e magari Scienza Biologiche». Il sospetto di Riccardo è una riforma del solo sistema di selezione e non della facoltà sia un modo per rimpinguare le casse delle università:«costringeremo invece gli studenti 'meno meritevoli' a pagare un anno di università in più per ottenere un titolo».

La guardia di finanza ha segnalato in tutta Italia 83 medici che hanno violato le norme sull'attività intramoenia.

PARZALITÀ NEL DARE I VOTI Ammesso e non concesso che si riesca a riprodurre in tutto e per tutto il sistema francese, il problema è come vengono dati i voti in Italia. A puntare il dito sulla parzialità dei docenti nell'assegnare il punteggio dei voti è Carolina, specializzanda a Pavia: «se penso a come vengono dati i voti i primi due anni impallidisco perché sono certa che verrà fatta una fortissima e non meritocratica selezione politica a priori dai professori». Il rischio concreto è che siano i raccomandati e i 'figli di' a passare con i voti più alti. Una soluzione offerta da Carolina sarebbe: «una valutazione più psico-attitudinale e di logica seria, dove la parte di studio in sé non la faccia da padrone e non farei perdere agli esclusi due anni di rette, libri, false speranze e voti poco oggettivabili».

NODO SPECIALIZZAZIONI Sia Carolina sia Francesca, specializzande al primo anno, sono concordi nel dire che oltre i test di ammissione bisognerebbe reperire i fondi per i posti di specializzazione:« sono due anni che continuano a ridurre il numero delle borse di specializzazione, fino ad arrivare alla dimezzamento dei posti originari». Già il mese scorso il comitato Medici senza futuro aveva fornito qualche dato di denuncia: i posti per accedere ai corsi di laurea sono stati progressivamente incrementati da 7.300 nel 2007 a 10.700 nel 2013, ma 'l'imbuto' è costituito dal numero di contratti di specializzazione (passati da 5 mila nel 2012 a una previsione di 3.500 nel 2014).

SVIZZERA Chi rimane escluso dal test per entrare nella specializzazione si rifugia all'estero. Dal 2009 sono il 15% dei neomedici scappa fuori dall'Italia. Le mete più gettonate Svizzera, Regno Unito, Francia e Germania secondo il Sigim, segretariato giovani medici, che hanno già indetto una mobilitazione per il 3 giugno prossimo.

Mattia, specializzando a Bellinzona in Svizzera, racconta brevemente il sistema svizzeroogni università è libera di adottare metodi diversi e c'è anche uno studio di quella di Ginevra in cui non confrontano anni con ingresso chiuso e anni no» e poi rivela che anche all'estero i fondi per le specializzazioni scarseggiano.

TW: @sala_cla

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