Cave canem

30 Maggio Mag 2014 1945 30 maggio 2014

La raccomandazione no, non l'avevo considerata!

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La raccomandazione, mal costume soprattutto italiano, con la crisi si consolida maggiormente. A dirlo sono i dati del rapporto annuale Istat. Quattro giovani (15-34 anni) su cinque dichiarano che per trovare un posto di lavoro si sono rivolti ad una rete informale di parenti e amici, in parole povere si sono fatti raccomandare. Come se non bastasse 34,2% degli under 35 è sovraistruito per il lavoro che svolge. Dati che sottendono che c'è un clima di rassegnazione generale e l'idea che senza raccomandazione non si va da nessuna da parte, nonostante tutti i meriti e titoli di studio che si possono avere.

GUERRA TRA RACCOMANDATI Tuttavia anche la vecchia cara raccomandazione non basta più. Lo spiega al Fatto Quotidiano, Chiara Saraceno, sociologa e membro onorario del collegio Carlo Alberto di Torino: «Le fasce di reddito elevate hanno reti informali forti - le uniche che in tempo di crisi funzionano- quelle basse no, al massimo trovano lavori poco qualificati». Tradotto 'i figli di' hanno molte più opportunità di trovare un lavoro qualificato a parità di meriti con un figlio di nessuno. Quindi non c'è offerta di lavoro e quella poca che c'è è occupata quasi completamente da raccomandati.

Del resto chi non si è mai visto soffiare il posto che meritava da un raccomandato e per giunta incompetente. Quello che più fa rodere il fegato è che il raccomdandato ottiene il posto di lavoro senza nessuna fatica per cercarlo o per ottenere la raccomandazione. La situazione lavorativa si può riassumere in chi ha una raccomandazione e chi non ce l'ha e soprattutto su quanto è influente chi raccomanda.

Mentre una raccomandazione più comprensibile, come solitamente avviene anche all'estero, è la segnalazione da parte di una persona all'interno di un'azienda di una che sta fuori. Se si segnala un emerito 'cretino' chi ha segnalato ci fa una figuraccia e comunque anche il 'segnalato' passa attraverso il colloquio come tutti gli altri e può anche venir scartato. Invece in Italia il sinonimo di raccomandato è incapace.

SE SEI BRAVO SEI RACCOMANDATO Oltre la raccomandazione, l'altro sport tutto italiano, è coltivare un sano senso di invidia verso chi ce l'ha fatta. Se si viene a sapere che una persona ha realizzato il proprio sogno lavorativo, la prima cosa che l'italiano medio pensa è:«di chi è figlio?». E se non è un figlio di, il secondo pensiero è:«ma sì, sono capaci tutti, non è poi così bravo».

Insomma quei pochi superstiti che si realizzano senza entrature di vario genere, sono bersaglio di invidia di coloro che non ce l'hanno fatta a aprità di comepetenze. Del resto questo ragionamento è il corollario del fatto che la raccomandazione si è diffusa in modo endemico per ogni tipo di professione.

TW @sala_cla

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