Chaise longue

21 Luglio Lug 2012 1816 21 luglio 2012

A Roma si vorrebbe costruire nei parchi. Accade alla Cecchignola

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Nella zona a sud della Città, all’interno dell’Agro Romano, si trova il Parco della Cecchignola, polmone verde del XII municipio. Un’area di 160 ettari, vincolata e tutelata. Il Castello duecentesco, con gli interventi successivi e le testimonianze di età romana provenienti dalla tenuta, costituisce lo spazio dell’immaginario. L’ambiente naturale con testimonianze del passato nel quale gli abitanti del quartiere trovano risposta al loro bisogno di vivibilità. Bisogno accresciuto dalle tante criticità del quartiere. Quello del parco della Cecchignola uno spazio da conservare da interventi di alterazione dello status quo,  da speculazioni. Un bene Comune da salvaguardare.

Il 15 novembre scorso Gianni Alemanno annunciava la decisione di cancellare il vecchio e contestatissimo progetto della giunta Veltroni di prolungare via Kobler all’interno del parco della Cecchignola. Dopo 11 anni di lotte gli abitanti della zona hanno ottenuto ascolto.

La presa di posizione sembrava il prologo di un mutato atteggiamento da parte del sindaco. Di una virata, decisa, nel campo delle politiche urbanistiche. Invece nulla di tutto questo. Al posto della strada ci potrebbero essere addirittura nuovi palazzi. La zona è infatti una delle 160 individuate dalla commissione tecnica del Comune per realizzare gli interventi di “housing sociale”, l’edilizia a prezzi agevolati per quanti sono alle prese con l’emergenza casa. Lo screening, su 334 aree in tutto il territorio del Comune, ha selezionato, tra l’altro, il parco della Cecchignola. L’elenco è stato approvato con una determinazione dirigenziale, n. 331 del 16 maggio u.s., ma solo nei primi giorni di luglio la questione è stata rilanciata dai media. Diverse Associazioni ambientaliste e comitati di cittadini pronti a dare battaglia. Secondo modalità che non appaiono dissimili da quelle già sperimentate, spesso con successo, in differenti punti della Città e non solo, per questioni di estrema rilevanza. Contro quello che si prospetta come un vero e proprio “sacco della Cecchignola”. Da quanto si legge nel bando si tratterebbe di 495 alloggi, per circa 1500 persone, distribuiti in 172 metri cubi di cemento. In pratica tre nuovi edifici che andranno ad occupare circa 18 ettari di verde. Il primo edificio, un palazzo di 120 abitanti che sorgerà su una superficie di circa 4500 metri quadrati in via Matteo Bartoli, nella valle del Fosso della Cecchignola. In un’area nella quale già negli anni Novanta è stata tentata, ripetutamente, una lottizzazione, sventata solo per la decisa opposizione degli abitanti della zona. Il secondo edificio, un palazzo per quasi 1300 abitanti per una superficie complessiva di oltre 53 mila metri quadrati, nella zona sud della Cecchignola. Infine, il terzo progetto, ancora in via Matteo Bartoli, sfruttando l’avallo del municipio che, bypassando il Campidoglio, con una direttiva ha autorizzato un intervento a costo convenzionato.

Come di consueto la questione, giusta, ha innescato la reazione, legittima, degli abitanti della zona. Non diversamente da tante altre circostanze la questione è divenuta, strumentalmente, l’occasione per la politica locale di dare segnali di vita. Maggioranza ed opposizione ad occuparsene, facendo attenzione a dare, in sostanza, una connotazione quasi esclusivamente politica alla faccenda. In realtà la posta in gioco é molto più alta. Il futuro di uno spazio necessario al Municipio per non essere svilito, per non perdere una connotazione diversificata. Un esempio di come l’agro romano possa divenire il luogo nel quale l’espansione edilizia può trovare soddisfazione. Terreno libero da occupare. Senza tanti scrupoli. Soprattutto, senza alcuna lungimiranza. Continuando nella politica del consumo del suolo disponibile. Perseverando nell’aggiungere disordine a disordine. Dilatando i confini della Città, senza regole, senza attenzione al suo futuro anche prossimo. Senza curarsi di guardare ai territori, dal basso, verificando come i nuovi interventi possano incidere sul contesto. Ma anche, dall’alto, studiando come quelle aggiunte costituiscano solo una parte di altri progetti. Considerazioni che non sembra siano state adeguatamente fatte nel caso del parco della Cecchignola.  Dal momento che l’housing sociale al quale pensa la giunta Alemanno si va ad aggiungere ai Programmi di Trasformazione Urbana (Cecchignola Ovest), ai progetti di Edilizia privata (le villette già in costruzione su via della Cecchignola) e ai Programmi Edilizi del Ministero della Difesa (su via Giovanni Kobler e via della Cecchignola).

Roma avrebbe necessità di ripensare all’esistente, ai territori dei suoi Municipi, per provare ad offrirsi in maniera meno ostile, riacquistando una sua vivibilità. Nella quasi totalità dei casi non servono nuovi edifici, nuovi spazi da sottrarre al non costruito. Sarebbe sufficiente rivitalizzare il patrimonio immobiliare esistente. Recuperare le strutture dismesse. Non prima di avere rilevato con esattezza su cosa si può contare.

Le logiche del ben fatto non richiedono difficili alchimie. Ma solo la volontà di spendersi in operazioni che siano “solo”  nell’interesse di Tutti.

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