Chaise longue

29 Luglio Lug 2012 2159 29 luglio 2012

Per le città del futuro il modello è Hammarby Syöstad, la Symbiocity svedese

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Hammarby Syöstad, Svezia, distretto ad appena un paio di chilometri a sud di Stoccolma. Detta anche symbiocity, oppure la “città olistica”. La città della trasformazione permanente. Nella quale nulla è lasciato al caso. Non si butta nulla. E’ sufficiente passeggiare per le strade dell’agglomerato, abitato da circa 28 mila persone per 11.500 appartamenti. In centro c’è il Kungbrohuset, il bellissimo edificio di vetro blu, alto 13 piani, sede dei due più importanti giornali. Il suo riscaldamento è assicurato, attraverso una pompa, dal calore emanato dai 250 mila pendolari che ogni giorno attraversano l’androne dell’adiacente Stazione centrale. Ci si può spostare al Sickla Kanal, lo specchio d’acqua sul quale s’affaccia Hammarby Syöstad. Dove è possibile pescare lucci e salmoni e, volendo, tirare su l’acqua per berla. Ora, dopo la bonifica di una decina di anni fa, dei terreni intorno al lago Hammarby, dove era un megaimpianto per la produzione industriale di lampadine. Lo stesso spirito, la medesima idea del “riciclo” è applicata per i mezzi pubblici (ma anche parte dei generatori elettrici). Gli autobus, blu all’esterno e profumati di pulito all’interno, sono alimentati a biogas, estratto dal processo di raffinazione degli impianti fognari e dei rifiuti umidi.

Nel 2011 sono arrivati tredicimila esperti da tutto il mondo per visitare questo modello urbano. Dal quale appare impossibile non partire per costruire le città del futuro.

Una storia quella di Hammarby Syöstad iniziata male. Nel 2004 con il mancato ottenimento delle Olimpiadi. L’idea era quella di trasformare questo distretto industriale abbandonato nel villaggio olimpico. Sfumato questo obiettivo, amministratori, imprese e progettisti hanno deciso di investire comunque sull’area. Proponendo la realizzazione di un paradigma urbano, che partisse dalla riduzione alla metà dell’impatto ambientale e urbanistico. Un obiettivo non solo sostenuto, come spesso accade di sentire alle nostre latitudini, ma pienamente raggiunto. Insomma non il solito refrain sbandierato dai Politici in cerca di consenso. A Stoccolma i numeri parlano chiaro. Dieci anni fa avevano stabilito di ridurre le emissioni di Co2 da 5,3 a 3 tonnellate a testa entro il 2015 e l’obiettivo è già quasi raggiunto. I 500 chilometri di ciclabili che ci si era prefissi entro l’anno in corso sono già 760. La tripartizione cemento-acqua-verde, istituita secondo legge dello Stato, vede prevalere quest’ultimo con il 55%. Con il solo Ecoparco cittadino, una vera e propria foresta urbana, esteso su circa 26 chilometri quadrati.

La raccolta differenziata sfiora il 100%, contando su un sistema pneumatico sotterraneo che dalle abitazioni permette ai rifiuti di raggiungere gli impianti di riciclo e di conversione energetica. Nel regno della eco sostenibilità pienamente raggiunta anche la pioggia viene riutilizzata. Raccolta e usata per le toilette.

Un sistema funzionante e funzionale che deve il suo successo non solo ad amministratori e progettisti ma anche alla responsabilità dei cittadini. Consapevoli che il loro ruolo è tutt’altro che marginale. Esecutori di buone regole ma anche attenti e critici giudici nei confronti della Politica. Il sistema perfetto non ammette deroghe.

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