Chaise longue

8 Agosto Ago 2012 1514 08 agosto 2012

A Trento il nuovo Museo della Scienza di Renzo Piano celebra Natura e Innovazione

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Trento è ora un ben funzionante capoluogo di provincia autonoma, nel quale il fascismo ha lasciato diverse prove della sua architettura. Ma al di là della sua storia moderna, ancora inequivocabilmente presente è l’impronta della fase romana. Della Tridentum nata sulla sinistra dell’Adige, che ne assicurava la difesa su uno dei quattro lati del perimetro murario. Con lo schema urbano che si conserva in gran parte del centro attuale sotto della città di oggi. E connumerosissime testimonianze materiali. Dai resti sotto palazzo Lodron, a quelli sotto il Museo Diocesano e sotto Piazza  Cesare Battisti, oltre a quelli dell’anfiteatro.

Insomma Trento è un centro che consapevolmente cerca di valorizzare il suo passato. Quanto questa operazione sia realmente perseguita, non tralasciando neppure il passato più recente, lo dimostra con compiutezza la realizzazione de Le Muse, il nuovo Museo della Scienza, progettato da Renzo Piano. Un Museo che nasce in una ex area industriale, quella occupata fino al 1997 dagli stabilimenti della Michelin, divenuta spazio di sviluppo urbano. Una superficie di 113 mila mq circa, dei quali 68 mila mq coperti da fabbricati. Luogo di rigenerazione di una di quelle aree dismesse presenti in tante città italiane che non di rado, per incapacità amministrative,  si tramutano in occasioni perse. A Trento questa chance é stata colta in pieno con un progetto ad ampio respiro (Le Albere) che, accanto al Polo museale, prevede residenze, attività commerciali, uffici e imprese.

Ma è innegabile che il fulcro del progetto complessivo, sia il Museo delle Scienze, come lo ha definito Piano, la “Fabbrica del sapere”. Costo, circa 70 milioni di euro.  Apertura prevista, estate del 2013.  Obiettivo dichiarato  del nuovo museo, che sostituisce quello a Palazzo Sardagna, nel centro città, sfidare la tradizionale organizzazione dei musei naturalistici puntando forte sul coinvolgimento dei visitatori con proposte innovative. Assolutamente al bando gli allestimenti ottocenteschi incardinati sulle “vetrinette” con profili lignei e didascalie su cartellini. Al loro posto, su 12 mila mq. uffici e laboratori di ricerca, ampie sale espositive e l’originale serra tropicale.

L’edificio ideato da Piano propone una perfetta integrazione tra la forma architettonica e la funzione espositiva. Le grandi falde inclinate generano infatti un rimando immediato con la verticalità alpina e producono al loro interno uno spazio ideale per rappresentare l’organizzazione in salienti altitudinali del paesaggio alpino. Un disegno nato osservando preventivamente le necessità della tipologia architettonica. Rispondendo senza remore alle richieste scientifiche del contenuto. Esempio non consueto per l’architettura, in Italia, di linee del contenitore adeguate al contenuto.

Il museo offrirà ambienti altamente immersivi con straordinari “effetti speciali”. A partire dalle numerosissime piste di impronte presenti sulle Alpi, ospiterà la più ricca esposizione di dinosauri della regione alpina. Esporrà materiali dell’uomo di Neanderthal, le prime pietre dipinte e le armi in selce scheggiata dei cacciatori preistorici. Permetterà di toccare con mano fossili e minerali, di osservare i reperti naturalistici al microscopio. Al termine del percorso naturalistico alpino il visitatore giungerà in una grande serra  con la ricostruzione con piante vive  di una foresta tropicale montana della Tanzania.

Presenti anche la scienza e la tecnologia. Uno spazio “hands-on” ospiterà esperimenti scientifici in forma di istallazioni con cui interagire attivamente. Ancora, con il nome di “fablab” il museo ospiterà dei laboratori aperti al pubblico dove cimentarsi nella costruzione di robot, progettare e realizzare oggetti con laser 3D.

Natura e innovazione i temi prioritari sui quali nasce e si sviluppa il nuovo Museo della Scienza. Come dimostra lo stesso progetto museale, condotto dallo staff del museo in collaborazione della Renzo Piano Building Workshop, con la consulenza del Natural History Museum di Londra e di numerose strutture tecniche operanti sul territorio.

A Trento scienza e tecnologia si apprestano ad avere la loro casa in una zona a lungo simbolo di degrado urbano. Un’esperienza nella quale architettura ed urbanistica si fondono, regalando un luogo nel quale divertimento e apprendimento conducono alla scoperta di storie sorprendenti.

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