Chaise longue

29 Agosto Ago 2012 1516 29 agosto 2012

Spagna. A Palencia la vecchia prigione trasformata in Centro culturale

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La Spagna delle architetture contemporanee non è soltanto quella delle grandi città. Non solo Madrid dell’Ampliamento del Centro Reina Sofia, realizzato da Nouvel tra il 2000  e il 2005, e la Caixa Forum, di Herzog & de Meuron nel 2007. Oppure la Siviglia del ponte Alamillo di Calatrava e la stazione ferroviaria di Santa Justa di Cruza e Ortiz. Oppure la Valencia della Città delle Arti e della Scienza, ancora, di Calatrava. In Spagna ci sono anche le architetture delle realtà urbane meno importanti. Ma non meno significative. Come Palencia, nel Nord del Paese. Nel centro moderno che insiste sulla Pallantia di età romana, finora nota perlopiù perché sede degli stabilimenti Renault, nei quali si fabbrica un modello di autovettura, l’architettura si è fatta protagonista. Attraverso il progetto di riconversione del complesso carcerario della fine dell’Ottocento, posto in un quartiere di scarso valore architettonico. L’abbandono della primitiva funzione non è stato il prodromo del suo abbattimento. Il vecchio edificio in mattoni rossi, realizzato seguendo lo stile neomudéjar,movimento artistico e architettonico nato a Madrid ed esclusivo della penisola iberica, é stato trasformato in un’opera contemporanea che ha arricchito il centro di una importante funzione.  Il riconoscimento delle ex carceri come importante testimonianza della storia urbana, ha spinto il Ministerio De Fomento Avuntamiento De Palencia a sceglierlo come sede del nuovo centro culturale, con auditorium e biblioteca. Affidandone il progetto a Exit Architects, uno studio madrileno degli architetti Ángel Sevillano e José Tabuyo  autore, ad Hellin, nella provincia di Albacete, attraverso il restauro e l’ampliamento della settecentesca Casa del Conde, del Museo della Semana Santa.

Elementi essenziali della “riabilitazione” del carcere di Palencia sono stati rispetto dell’edificio esistente e la luce naturale chiamata a giocare un ruolo fondamentale. Proprio in quest’ottica si è scelto di conservare quanto possibile. Così sono stati mantenuti, riportandoli all’aspetto originario, i muri perimetrali dell’antico complesso. Mentre sono state abbattute le coperture che costituivano un impedimento alla trasformazione. La ricostruzione, nel rispetto del disegno originario dei quattro volumi del complesso, ha riproposto coperture a falde almeno nell’edificio d’ingresso e in quello a croce in cui si trovavano originariamente le celle dei detenuti. Adeguandosi a criteri di maggiore efficienza, per introdurre la luce necessaria alle sale di lettura, sono state rimosse le vecchie tegole, in pessime condizioni, sostituite da lastre di zinco integrate con lucernari molto ampi.
Necessità funzionali hanno costretto all’abbattimento, in toto, degli interni delle due ali principali a due piani e, conseguentemente, per sopportare i nuovi pavimenti e le coperture, l’inserimento  di una struttura indipendente. Tra le due strutture sono stati costruiti padiglioni di collegamento, che vanno così a costituire il nuovo perimetro del complesso al quale conferiscono un aspetto moderno e accogliente.

L'intera struttura è organizzata intorno a una grande sala che collega i quattro padiglioni dell’ex carcere, distribuendo gli utenti dall’ingresso verso il resto delle aree del centro. Uno spazio diafano, basato esclusivamente su cortili cilindrici di vetro che illuminano e vanno a fornire la ‘spina dorsale’ al complesso. La hall mostra infatti la strada ai padiglioni laterali, dove trovano spazio l'auditorium e le varie classi dedicate alla musica e all’arte. Al piano superiore, sotto lucernari in vetro di grandi dimensioni, si trovano due spazi polifunzionali dedicati ai gruppi più numerosi. Nella zona in cui si trovavano le celle ora trova posto la biblioteca con attorno le stanze dedicate alla lettura.

Il recupero e l’interpretazione proposta da Exit si appunta anche sui prospetti che nel progetto ottocentesco, evidentemente ispirato ad un’istanza industriale, prevedeva la scansione regolare delle aperture, rigorosamente prive di qualsiasi orpello. La traduzione in chiave contemporanea restituisce  lucernari e facciate in vetro traslucido che “richiamano la luce di giorno, per fare di tutto il complesso una grande lanterna di notte”. Il linguaggio high-tech, esplicitato anche dai rivestimenti metallici, permette l’esaltazione dei mattoni rossi delle facciate. Piuttosto che svilirlo ad un quasi inutile “contorno”.

Elementi “leggeri” presenti anche nell'accesso al Centro. Costituito da un percorso perimetrale vetrato,  luminoso, inteso come un filtro tra la città e l'attività all'interno. Una trave esterna in acciaio strutturale funge da elemento di connessione tra le superfici vetrate e le antiche pareti in muratura. Materializzando un trait d’union tra la struttura ottocentesca e l’intervento moderno. Definendo, in maniera tutt’altro che invasiva, un’architettura nuova. Nella quale presente e passato dialogano alla pari.

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