Chaise longue

3 Ottobre Ott 2012 2219 03 ottobre 2012

Le strade (e le automobili) del prossimo futuro? (Ancora) tedesche

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A chi osservi la grande rete infrastrutturale della Penisola così come realizzata alla fine del II secolo d.C. dai Romani, uno degli elementi che più colpisce è la presenza non solo di arterie a lunga percorrenza, ma anche di una serie impressionante di viabilità di collegamento. E spostando il focus dai territori alle città ad impressionare sopraggiungono altri elementi. Ad emergere è la regolarità degli assi generatori e delle vie secondarie che definivano gli isolati. Anche in quell’ intersecarsi di strade sono noti abusi edilizi, che restringendo il passo erano causa di problemi di viabilità. Problemi, beninteso, commisurati al traffico dell’epoca. Perché le città antiche erano pensate e realizzate immaginando anche i movimenti di merci e persone. Insomma nulla a che vedere con il numero indefinito di autovetture che congestionano le strade di tante città attuali. Dal centro alle periferie.  Città, spesso, cresciute, si direbbe fatte sviluppare, senza considerare in maniera adeguata la rete infrastrutturale. Aggiungendo parti, anche considerevoli, di città. Magari provviste al loro interno delle necessarie infrastrutture, ma quasi mai di collegamenti con l’esistente. Con gli altri “pezzi” di città. Urbanisti e pianificatori da un lato, amministratori dall’ altro. Come i pedoni e le auto di quelle città. Come le strade e gli edifici di quelle città. Come se il traffico non fosse un problema. Come se funzionasse tutto come in un rendering. Con le persone diligentemente sui marciapiedi e le auto a percorrere senza grandi affanni le strade. Non è così.

Al punto che i problemi connessi alla viabilità ormai da tempo, in particolare nei centri più grandi, si sommano a quelli dell’Ambiente. Così che a tentare di risolverli si esercitano (o dovrebbero farlo) attori diversi. Amministratori e architetti naturalmente, ma anche case automobilistiche. In questa direzione, ad esempio, si muove un’iniziativa dell’Audi. Che, dopo la prima edizione del 2010, quest’anno promuove l’Audi Urban Future Award, un premio voluto per immaginare lo sviluppo della mobilità nelle grandi metropoli internazionali nel 2030. L’idea fondante quella di coniugare i temi dell’automobile con quelli della Città. Di trovare una sintesi tra gli esperti della tecnica, del design e della corporate strategy della Casa tedesca e alcuni urbanisti internazionali rappresentativi di realtà diverse. Di discutere di elettrificazione e di interconnessione multimediale e di come queste tecnologie cambieranno il design dell’automobile. Ma anche di sostenibilità urbana e ambientale.

Ad analizzarle diverse realtà urbane, per suggerire soluzioni utili sia a livello locale che a livello globale, sono stati invitati studi di architettura e urbanistica che in quelle realtà multi scalari hanno già avuto modo di intervenire. Dai CRIT di Mumbai agli americani di Howeler & Yoon Architecture, dal giapponese Junya Ishigami + Associates di Tokyo a NODE Architecture & Urbanism di Pearl River Delta. Fino a Superpool di Istanbul e a Urban-Think Tank di Sao Paulo.

Sotto la lente di ingrandimento sei tra le città più complesse e caotiche del mondo. Meglio, sei aree metropolitane. La regione di Boston-Washington per la quale si tenta di trasferire le strutture esistenti  nell’era digitale. Dal momento che lì lo sviluppo delle “smart street” gioca un ruolo decisivo. La strada diventa uno strumento di controllo che permette di scambiare informazioni fra coloro che si trovano nel traffico e di organizzare così un flusso efficiente nel traffico. E poi Istanbul che la morfoidrografia “limita”. Con le due metà della città divise dal Bosforo e la zona collinare attorno inadatta alle rotaie. Ora Società di trasporto privato e operatori di minibus forniscono il loro servizio spontaneamente, senza fermate ufficiali né orari prefissati. Qui, nella città che ha il maggior numero di utenti Facebook, la rete virtuale può essere lo strumento per ottimizzare le infrastrutture.

E poi Mumbai dove organizzare la mobilità in modo efficiente  significa innanzitutto riuscire a vincere la lotta per lo spazio.

E ancora la regione metropolitana del Pearl River Delta, all’interno del quale ci sono città con differenze anche sostanziali. Hong Kong, Guangzhou (Canton), Shenzhen e Dongguan. Luoghi nei quali, presto, si accalcheranno 80 milioni di persone, di cui l’80% saranno immigrati.

E poi San Paolo e, ancora, Tokyo.

In attesa di conoscere lo studio vincitore, il 18 ottobre durante la Istanbul Design Festival, un dato appare chiaro. L’automobile del futuro passa per l’evoluzione della città.

Nel 1800 erano solo tre le città (Londra, Pechino e Tokyo) con oltre un milione di abitanti, ma oggi ci sono già nel mondo 442 città di questo tipo. Nel 2030, probabilmente, il 70% della popolazione mondiale vivrà in megalopoli con oltre 8 milioni di residenti. Un modo intelligente per programmare le strategie future. Non solo delle Città ma anche delle case automobilistiche. Come ha ben compreso la tedesca Audi. Come sfortunatamente continua a non interessare in alcun modo la nostra Fiat. Che avrebbe potuto sponsorizzare un’iniziativa analoga, prendendo in considerazione le nostre città che più “soffrono” di traffico. Naturalmente anche nel suo interesse.



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