Chaise longue

26 Ottobre Ott 2012 1659 26 ottobre 2012

Le architetture che hanno fatto Roma moderna

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Si parte con le eleganti casette a schiera della prima Cooperativa Luzzatti, all’Esquilino. Per proseguire con il quartiere di San Saba, la prima importante realizzazione dell’Istituto Case Popolari di Roma. Si percorre il secolo scorso. Per giungere all’oggi. Ai recenti Maxxi, Ponte della Musica, cavalca ferrovia tra Ostiense e Garbatella. Agli annunciati, “Nuvola” di Fuksas, Torre Eurosky di Purini. Fino ai progettati (e più volte ripensati) ex Mercati Generali. E, naturalmente, molto altro.

La storia architettonica di Roma di Piero Ostilio Rossi, edita da Laterza (Roma. Guida all’architettura moderna 1909-2001) comprende tutto questo. Una storia che parte nel 1909, nell’anno del primo Piano Regolatore “moderno” e giunge fino a Noi. Attraverso diversi aggiornamenti dalla prima edizione del 1984. La storia architettonica della Città raccontata in 273 schede in ordine cronologico. Fornite di un testo breve, essenziale ma esauriente e da foto in bianco e nero, i “colori” del passato. Una guida per turisti d’occasione come memento veloce per addetti ai lavori.

Scrive nella Premessa Rossi che “Questo libro intende restituire, per un periodo di tempo limitato e con inevitabili approssimazioni, la complessità dei meccanismi che determinano la realizzazione di un quartiere, di una casa, di un edificio pubblico, proiettando l’architettura sullo sfondo dei modi reali di crescita della Città. Questo spiega i continui rimandi tra le opere, tra queste e i Piani Regolatori, tra i Piani e la città senza qualità delle borgate e dell’abusivismo”.

Una guida che quindi ha il compito manifesto di fare il punto sullo sviluppo urbano di Roma e della sua architettura. Ma che non si limita a rappresentare esclusivamente gli esiti strettamente formali dell’architettura. Come dimostrano i continui rimandi alle norme, alle procedure, alle tecniche costruttive, al tipo di finanziamento, alla natura della committenza. Per dirla, con l’Autore, delle “microstorie”, costruite intorno alle vicende delle singole opere.

Una storia che pur dando spazio ad architetti celebri come Libera e Moretti e alle archistar internazionali, non tralascia la pletora dei “minori”. Le loro opere. Ignorare quel che hanno tentato di rappresentare significherebbe raccontare una storia parziale. Offrire una immagine di Roma “monca”. Ingiustamente privata di sue parti vitali.

Un caleidoscopio di immagini  tridimensionali che in molti casi meriterebbero un contesto migliore.

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