Chaise longue

24 Marzo Mar 2014 1617 24 marzo 2014

Forlì, l’Arte del lavoro ha un suo spazio

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Si è inaugurato a Palazzo Romagnoli, a Forlì, un prestigioso spazio che ospita 70 opere sul tema dell’occupazione firmate da grandi autori del Novecento. Da Depero a Carrà, passando per De Pisis e Guttuso.

“Ho lavorato e lavoro con tenacia, con amore, con frenesia ed è appunto per riconoscenza verso il lavoro, che è sempre stata la mia ragione di vita, che ho invitato alcuni pittori italiani a trattare questo argomento nel loro linguaggio. Il tema è, secondo il mio parere, fra i più elevati … Ho cercato di scegliere fra i pittori alcuni esponenti delle più varie e anche opposte tendenze affinché la raccolta, pur nell’unicità del tema, assumesse carattere panoramico”. Così scriveva Giuseppe Verzocchi quando nel 1961, in occasione della Festa del Lavoro, consegnò la sua collezione alla sua città. Un rapporto questo tra l’imprenditore e Forlì che a distanza di quasi sessanta anni conosce il suo epilogo, felice.

A due passi dai Musei San Domenico, Palazzo Romagnoli alla fine dello scorso dicembre ha riaperto i battenti. Come sede museale dedicata alle collezioni civiche del Novecento. Una riorganizzazione degli spazi e delle collezioni esistenti, resa possibile dal Comune di Forlì, con il coinvolgimento di imprese locali. Un percorso permanente di 2mila metri quadrati. Incardinato sulla più completa collezione pittorica del Novecento dedicata esclusivamente al tema del lavoro, la collezione Verzocchi. Il luogo, il palazzo settecentesco, acquistato dal Comune negli anni Sessanta, poi passato al Demanio militare e quindi restaurato dalla passata amministrazione per farne uffici del sociale. Le ultime elezioni l’occasione per sposare finalmente gli interessi della politica, solitamente distanti dalle operazioni culturali, con quelli del centro urbano. Così da realizzare uno spazio della migliore pittura italiana dell’immediato dopoguerra.

La storia della collezione è nota. Nel 1949 Giuseppe Verzocchi, imprenditore del mattone refrattario, iniziò a commissionare agli artisti italiani più affermati quadri che avessero come tema il lavoro. Che in quegli anni è al centro del progetto di Paese. La ricostruzione passa anche attraverso azioni concrete in settori strategici. Verzocchi dà respiro alla sua iniziativa entrando in contatto le maggiori firme del momento, suggerendo il tema della composizione e l’inserimento nel dipinto dell’immagine del mattone refrattario con l’iscrizione V&D, sigla dei soci dell’azienda Giuseppe Verzocchi e Ottavio Vittorio De Romano.

La scelta di Verzocchi anche il tentativo, riuscito, di offrire una chance a giovani che si stavano affacciando alle prime Biennali, ma che erano ancora alla ricerca di una identità. Da Afro, a Santomaso, da Capogrossi, a Turcato e Morlotti. Accanto ad artisti già noti, come Carrà e De Pisis.

L’antica città romana, riscopre uno dei suoi ultimi, grandi “monumenti”. Realizzato pochi anni prima de L’Hotel della Città e de la Ville con il Centro Studi Fondazione Livio e Maria Garzanti di Giò Ponti. Una raccolta di opere che precede un’architettura di pregio. L’arte del lavoro ha una nuova sede. A Forlì.

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