Cime contenziose

1 Maggio Mag 2012 1051 01 maggio 2012

Avvocati, più forti se in società

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L’introduzione delle società tra professionisti, anche con la possibilità di un socio di capitale, è considerata «un’opportunità di crescita per gli studi professionali» e uno strumento per competere a livello internazionale. A dirlo è il 69% degli studi legali che hanno partecipato a una ricerca svolta dalla società di consulenza Pbv&partners di Milano.
RISCHI: INFILTRAZIONI CRIMINALI E PERDITA D’INDIPENDENZA. Gli avvocati interpellati hanno delineato anche il quadro dei rischi e delle opportunità legate all’entrata in vigore della norma contenuta nel decreto liberalizzazioni e che resta, per il momento, in attesa dei decreti attuativi per diventare pienamente operativa. Tra i rischi, il più rilevante (indicato dal 23% di chi ha risposto) è quello dell’infiltrazione della malavita nel capitale degli studi. A seguire (21%) viene indicata la riduzione dei contributi alla cassa forense in fornza della distribuzione di parte dei proventi degli studi in forma di dividendi. Il possibile aumento del rischio di operare in conflitto di interesse è statp indicato dal 18% dei rispondenti e il pericolo di perdere l’indipendenza professionale è stato indicato dal 17%.
OPPORTUNITÀ: ACCESSO A NUOVE FORME DI FINANZIAMENTO. Ma il campione non vede solo rischi. Con l’introduzione di questo nuovo modello organizzativo, gli avvocati ritengono che si possano creare le condizioni per una migliore governance interna (21%),  per l’apertura a nuovi modelli di business e a società di servizi integrate (17%), ma soprattutto gli avvocati vedono in questa innovazione l’opportunità di accedere a nuove forme di finanziamento della propria attività (19%).
Inoltre, nel caso degli studi di maggiori dimensioni (definiti grandi realtà), l’introduzione di questi modelli societari viene vista come l’occasione per dotarsi di una organizzazione più adatta alla crescita dimensionale.
Ma va detto che per il 26% di chi ha risposto al questionario, la norma sulle società avrà come effetto quello di spingere le garndi aziende e le banche a esternalizzare le proprie funzioni legli dando vita al proprio “studio legle”.
UNO SU DUE È CERTO CHE CI SIANO INVESTITORI INTERESSATI. Ma quale sarà la risposta dei potenziali azionisti “laici” di fronte alla possibilità di fare un’investimentop di questo tipo? Gli intervitstati da Pbv sono abbastanza ottimisti: per il 51% di chi ha risposto, eventuali investitori finanziari sono potenzialmente interessati a entrare come soci di capitale. Per il 22%, addirittura, tali investitori sono fortemente interssati ad entrare nel capitale di una struttura professionale. Il 27%, invece, ritiene che eventuali investitori sarebbereo refrattari a entrare in un business così fortemente basato su singole professionalità.
Il campione si mostra anche aperto al cambiamento. Il 61,84%, infatti, si dice pronto a valutare la possibilità di trasformare il proprio studio legale in una società di capitali. Il 50,63%, poi, si dice pronto a creare una società con un investitore istituzionale, ad esempio con un private equity. In ogni caso, il 58,23 ritiene che la norma può creare le condizioni per la nascita di strutture in grado di competere meglio sui mercati esteri.

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