Cime contenziose

21 Maggio Mag 2012 1100 21 maggio 2012

Disposti a tutto per un po' di Grimaldi

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Con l’acquisizione del marchio Grimaldi da parte dello spin off di Dewey & LeBoeuf in Italia, si è chiusa la telenovela cominciata lo scorso settembre sulle sorti dello studio.
Com’era stato chiaro da subito, dopo l’uscita di Roberto Cappelli, la fine della boutique fondata da Vittorio Grimaldi si è consumata gradualmente. Un nome alla volta, gli ex soci si sono ricollocati sul mercato.
A questo punto, guardando indietro, si riesce a percepire quale fosse il peso riconosciuto ai professionisti dello studio da parte dei concorrenti.
Tre casi sono emblematici. Ovvero, quelli che riguardano le colonne della boutique capitolina finita in liquidazione: Roberto Cappelli, Francesco Novelli e Vittorio Grimaldi.
Tutti e tre questi avvocati non solo sono riusciti ad accasarsi in altri studi di rilievo, ma sono stati in grado di gestire la negoziazione con i loro nuovi soci muovendo da una posizione di forza. Da cosa si capisce?
CAPPELLI METTE IL NOME IN DITTA. Prendiamo il caso di Cappelli. L’avvocato, uomo di fiducia di Unicredit, è stato al centro di una lotta all’ultimo rilancio tra un grande studio italiano, Gianni Origoni Grippo, e  un importante studio internazionale, Shearman & Sterling. Alla fine l’ha spuntata lo studio  italiano (appena incoronato dall’autorevole rivista inglese Chambers, quale studio italiano del 2011)  che ha messo sul piatto l’unica cosa che i concorrenti americani non potevano: la possibilità per l’avvocato Cappelli di avere il nome in ditta.
SUTTI FA SPAZIO A NOVELLI AL VERTICE. Nel caso di Novelli, star del settore Energy, grande regista dell’acquisizione da parte di Lukoil delle Raffinerie Mediterranee di Erg, lo studio Dla Piper ha dovuto creare una qualifica finora inesistente in Italia e nominarlo senior partner. In questa veste, l’avvocato Novelli si è visto aprire le porte della torre di comando dello studio fino a questo momento occupata dal managing partner Federico Sutti, introducendo una sorta di governance duale nella gestione dello studio.
GATTAI APRE GRIMALDI. Infine c’è il caso Grimaldi. Il dominus dello studio è riuscito non solo a passare a una struttura di standing elevato ma addirittura ha visto istituzionalizzare il proprio nome che così si è confermato un asset di importanza strategica che Bruno Gattai e i suoi soci hanno voluto fare proprio non semplicemente per evitare la dispersione di un nome che ha segnato il mercato legale degli ultimi 20 anni, ma soprattutto per dare alla loro start up, la possibilità di entrare in scena da subito con un brand forte, capace di parlare al mercato e di identificare subito lo studio con una serie di valori e qualità che fino a oggi sono state riconosciute al nome Grimaldi.
Se sia stata un’operazione destinata al successo, lo si scoprirà presto.

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