Cime contenziose

30 Maggio Mag 2012 2019 30 maggio 2012

Dewey, il crack rischia di ripetersi

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Il default dello studio legale americano Dewey & LeBoeuf, ormai ribattezzato la Lehman degli avvocati, rischia di ripetersi o è destinato a rimanere un caso isolato?
E' questa la domanda che gli osservatori si pongono dopo aver appreso della domanda di ammissione della law firm al Chapter 11, la procedura di concordato (molto simile alla nostra amministrazione controllata) prevista dalla legge statunitense.
IL COLPO DI GRAZIA. Il colpo di grazia è arrivato da tre fattori: la perdita del controllo sull'esposizione da 315 milioni di dollari, il drastico crollo del fatturato e la fuga dei soci che, in uno studio legale, in virtù della loro capacità di fatturare, sono l'unica garanzia della solvibilità dell'organizzazione.
LE RAGIONI ALL'ORIGINE DEL DISSESTO. Ma le ragioni che hanno portato lo studio fino al punto di non ritorno, secondo molti osservatori, sono state altre: crescita incontrollata, alimentata da fusioni tra studi (Dewey & LeBoeuf stesso è nato dal merger tra Dewey Ballantine e LeBoeuf Lamb Greene & MacRae, ma in tutto sono state 12 le fusioni che l'avevano portato a essere una colosso da 2.500 persone, tra cui 1.400 avvocati); una politica di assunzioni molto aggressiva, combattuta a suon di milioni e condotta a scapito di law firm rivali; un allargamento spropositato nella forbice delle retribuzioni spettanti ai soci dello studio e ai legali "dipendenti".
UNA MACCHINA COSTOSA, COME MOLTE ALTRE. Mantenere una macchina diventata così costosa ha necessitato il ricorso all'indebitamento culminato nell'emissione di un'obbligazione da 125 milioni di dollari.
Molti di questi fattori sono comuni a tante law firm tutt'ora presenti sul mercato. Questo porta a sostenere che la vicenda che ha interessato lo studio newyorchese possa non rimanere un caso isolato. E a rischio non ci sono solo i colossi internazionali.
Anche in Italia, ci sono studi legali che, negli ultimi 5 anni, hanno avuto un'evoluzione simile puntando, per esempio, alla crescita per linee esterne o ricorrendo alla riduzione dei compensi dei collabortaori per lasciare inalterata la quota di profitto spettante ai soci.
Il tutto, in una fase di mercato difficilissima, con mandati ridotti al lumicino e parcelle a super sconto.
CENTO ANNI DISTRUTTI IN CENTO GIORNI. Il caso di Dewey non è isolato. I precendenti sono numerosi. Il più simile risale addirittura al 1987 e riuguarda uno studio che si chiamava Finley Kumble. Ma senza andare tanto lontano, tra i default più recenti sul mercato Usa ci sono stati quelli di Thelen e Heller Ehrman, law firm di Saf Francisco, finite gambe all'aria nel 2008.
Ma la storia di Dewey fa più impressione perché ha dimostrato come, una gestione allegra, possa essere in grado di distruggere un'istituzione professionale con oltre 100 anni di storia (la fondazione della law firm risale al 1909) in poco più di 100 giorni.
IN ITALIA SITUAZIONE PATRIMONIALE PIU' SOLIDA. In Italia, gli studi legali  sembrano più solidi, almeno dal punto di vista patrimoniale.
Il livello d'indebitamento è generalmente molto basso. Ma questo non signifca necessariamente che le casse siano piene. Le parcelle emesse, nonostante i forti sconti,  non corrispondono sempre alle somme incassate. Sono le conseguenze della crisi.
Ma la fragilità maggiore delle organizzazioni nostrane è rappresentata dal fatto che sono ancora molto legate al talento e alle relazioni di pochi singoli individui.
In alcuni casi basta che un avvocato lasci, per far saltare un'intera struttura. Si pensi alla vicenda di Grimaldi e associati, al disfacimento dello studio seguito all'uscita di Roberto Cappelli. Ironia della sorte, la fine di Dewey & LeBoeuf ha però rappresentato una chance di sopravvivenza per la storica insegna italiana rinata proprio dalle ceneri e dello studio americano a Roma e Milano.

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