Cime contenziose

6 Giugno Giu 2012 0806 06 giugno 2012

Il giovane avvocato d'affari sogna di timbrare il cartellino

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Matt Damon nel film The rain maker



In fondo lo si fa già. La vita da "dipendenti", nei grandi studi associati, è un dato di fatto. Ci sono orari d'ingresso da rispettare. E orari d'uscita da dimenticare. Bisogna rispondere a dei capi che dicono cosa fare e cosa non fare. Bisogna chiedere permessi per assentarsi, andare in vacanza e sposarsi. talvolta bisogna chiedere permessi anche per ammalarsi. Perché il denaro non dorme mai. E nemmeno gli avvocati che il denaro lo fanno fare.
Il punto, però, è che fino a pochi anni fa, tutto questo veniva compensato con carriere fulminee e paccate di soldi che entravano nelle tasche di neo laureati che facevano presto a digerire notti di lavoro e sacrifici, nella rincorsa di un traguardo possibile: l'accesso alla partnership del proprio studio.
Oggi le cose sono profondamente cambiate. I percorsi di carriera si fanno incerti. I traguardi si intravedono in lontananza, ma si sa bene che la strada per raggiungerli è a dir poco lunga e piena di pericoli.
E allora?
Allora, mi dicono in tanti, perchè non andare in azienda dove la strategicità della funzione legale è sempre più riconosciuta e apprezzata. E dove le retribuzioni si stanno allineando sempre più a quelle che si percepiscono, facendo i collabortaori, negli studi legali di fama?
Oggi, lo studio legale più ambito dalla maggior parte dei giovani professionisti è quello "interno" a una grande banca o a una multinazionale dell'automotive o della chimica.

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