Cime contenziose

19 Giugno Giu 2012 1101 19 giugno 2012

Avvocati: si prega di passare alla casta

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Ecco qui. L'hanno fatto ancora. L'esito increscioso della prova d'esame per 3 posti nel mondo dorato dell'Avvocatura dello Stato, ha riporato alla memoria quanto accaduto due anni fa al concorso per notai.
Frotte di aspiranti tutori della legalità, oggi come allora, si sono dimostrati pronti a fare "carte false" come si suol dire, pur di conquistare un posto al sole, entrando a far parte di una casta a cui sono riconosciuti privilegi e (lauti) guadagni a prescindere dal mercato.
A fronte di un comparto sovraffollato,  quello della libera professione forense, l'eldorado rappresentato da queste categorie professionali ha scatenato istinti machiavellici e oggi come due anni fa, gli organizzatori delle prove di selezione sono stati costretti ad annullare gli esami.
Nessuna analisi potrebbe descrivere meglio la condizione dei giuristi. Basti pensare che, a fronte di un reddito medio di circa 50 mila euro l'anno nell'ambito della libera professione, chi riesce a conquistare una toga da avvocato dello Stato ne guadagna 88 mila (di solo stipendio) al primo anno di incarico.
I
noltre, il percorso  di carriera, in questo caso è garantito dall'anzianità professionale.

Gli "scatti" portano, nel giro di pochi anni, a intascare uno stipendiuccio di oltre 200 mila euro, che possono anche raddoppiare grazie alle cosiddette mance, ovvero le spese legali che questi professionisti si vedono riconoscere dal loro unico grande e generosissimo cliente: lo Stato.
Nessuno si stupisca, allora, se a migliaia tra i giovani giuristi italiani si dimostrano pronti a sgomitare per di conquistare una poltrona ricca di privilegi. Si studia notte e giorno. Si telefona a qualche "amico". E si prega di passare alla casta.

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