Cime contenziose

20 Giugno Giu 2012 1347 20 giugno 2012

Riforma forense, l'avvocatura vuol far chiudere Guido Rossi

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Guido Rossi



Stare schisci. L'ordine è stato diramato dai verici delle rappresentanze della categoria forense. Non farsi notare che, se va bene, a 'sto giro riesce il colpaccio e passa la riforma forense. Il testo della legge, quello che da quasi tre anni galleggia tra un ramo e l'altro del Parlmento, è stato da poco rilasciato dalla Commissione Giustizia ed affidato all'aula della Camera. Tra gli ottimisti c'è persino chi pensa che la legge possa essere approvata prima dell'estate, bruciando in volata ogni iniziativa "alternativa" che il ministero della Giustizia, possa pensare di prendere esercitando la delega assegnata dalla 183/2011.
Ma il silenzio, attorno alla normativa che si avvicina alla meta, è d'oro anche per un altro motivo. Il testo ha recuperato uno dei punti più criticati dell'originario progetto stilato direttamente dalle alte rappresentanze della professione: l'esclusiva sull'attività stragiudiziale.
In pratica, se la legge passasse così com'è, anche l'attività di consulenza legale fuori dal processo verrebbe riservata solo ai 240mila iscritti agli Albi. Le uniche eccezioni ammesse sarebbero rappresentate dai giuristi d'impresa, a cui verrebbe concesso di fornire consigli e indicazioni ai propri datori di lavoro e gli avvocati delle associazioni di consumatori.
Il resto dei professionisti sarebbe invece costretto a cambiare mestiere. Si parla anche di giuristi di indubbio valore come, per esempio, Guido Rossi.
Già, perché, da alcuni anni ormai, il professore non è più iscritto all'Albo. Anzi, come qualcuno ricorderà, fu anche protagonista di un lungo contenzioso con la Cassa Forense, all'epoca guidata da Maurizio De Tilla (oggi alla testa dell'Oua), a cui chiese la restituzione dei contributi versati durante gli anni di esercizio della professione legale in veste di avvocato.
Nel 2000, Rossi abbandonò l'albo ma non l'attività di superconsulente che ha continuato a svolgere anche perché, ai suoi clienti, poco interessava se fosse o meno iscritto all'Albo degli avvocati.
Ma se la riforma passasse, così come l'hanno immaginata i suoi ex colleghi, forse potrebbe essere costretto a cambiar mestiere. Forse.

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