Cime contenziose

23 Giugno Giu 2012 0817 23 giugno 2012

Giuristi d'impresa, la rivincita dei "maghinò"

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Gazza, il magonò custode del castello di Hogwarts



Quanti di voi sanno chi è un magonò? Sicuramente gli appassionati di Harry Potter (dei libri non dei film) hanno capito di cosa parlo.
Nella saga del maghetto occhialuto, compare la figura del magonò: vale a dire di un uomo nato mago ma incapace di usare la magia. Avete presente il custode del castello di Hogwarts? Lui è un magonò.
Per anni, i giuristi d'impresa, vale a dire quei legali che hanno deciso di non esercitare la libera professione ma hanno scelto di lavorare per un'azienda, sono stati considerati una sorta di "maghinò". Avvocati incapaci di fare gli avvocati, come i colleghi di libero foro.
Inutile dire che si trattava di un pregiudizio spesso infondato. E di una discriminazione appositamente coltivata per relegare a un ruolo marginale il giurista d'impresa e far sì che l'avvocato consulente dell'azienda potesse gestire direttamente con il padrone i propri affari e soprattutto le proprie parcelle.
Poco o nulla contava il fatto che tra i grandi nomi dell'avvocatura d'affari nazionale, molti avessero nel loro curriculum una esperienza da avvocati d'azienda. Due nomi per tutti? Sergio Erede (ex Ibm) e Bruno Cova (ex Fiat).
Tutti, i togati intendo, facevano finta di non sapere o non ricordare. Al massimo, bollavano certi casi come eccezione alla regola.
Oggi, però, le cose sono cambiate. Come mi diceva un avvocato qualche giorno fa, «viviamo in un buyers market», il che significa che il coltello dalla parte del manico non ce l'hanno più i liberi professionisti.
Il lavoro è poco. Quello di qualità, poi, scarseggia. E soprattutto, l'avvocatura d'affari comincia a essere sovraffollata.
Traduzione? Un'operazione di cessione di ramo d'impresa viene quotata a un prezzo che è pari al 30% delle cifre che gli avvocati praticavano 5 anni fa.
Il merito? E' della crisi. Ma anche dei maghinò dell'avvocatura. Già, perché, i capitani d'azienda, che hanno tanti pregi, inventiva e capacità di visione, una cosa che non erano proprio in grado di capire era quanto fosse opportuno pagare determinati servizi e consulenze. Ma infondo, finché le cose andavano bene e i soldi giravano alla grande, il tema non si poneva.
Ora che bisogna "stare nei budget", invece, molti timonieri hanno deciso di investire sui legali interni per risparmiare su quelli esterni. Che non significa far fare il lavoro degli avvocati ai giuristi d'impresa, ma far valutare a questi ultimi i preventivi dei legali "di fiducia" e magari individuare alternative più convenienti.
Il che significa ristabilire quell'equilibrio informativo che dovrebbe esserci sempre tra cliente e consulente per evitare che quest'ultimo faccia ancora il furbetto con qualche supercazzola in legalese stretto.
Il che significa che ora, il mercato, lo fanno sempre più spesso i maghinò.

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