Cime contenziose

26 Giugno Giu 2012 0911 26 giugno 2012

Porte girevoli in studio. Sempre più frequenti le rotture dopo le alleanze

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Insieme a te non ci sto più. Porte girevoli negli studi legali italiani. Soci che vanno soci che vengono. Quando arrivano si annuncia il loro ingresso in pompa magna. Quando vanno si fa di tutto pur di riuscire a far passare sotto silenzio la "notizia".
L'ultimo caso, quello dell'uscita di Claudio Guccione da CBA, conferma la regola. Acquisire un professionista non è come comprare un capannone o il ramo d'azienda di un concorrente. Qui parliamo di professionisti. Persone. E quello che si instaura tra studio e avvocato è un rapporto talvolta più simile a quello che si crea tra marito e moglie che non a quello che si costituisce fra soggetti societari.
E quello che si nota sempre più spesso è che i rapporti che nascono in seguito a un "lateral hire", ovvero a un'operazione di acquisizione professionale sono sempre più fragili.
Tra le unioni più importanti saltate di recente c'è stata quella clamorosa tra Riccadro Delli Santi, decano degli esperti di urbanistica e Real Estate, e Nctm; quella tra Aldo Calza e lo studio Dla Piper; così come quella tra Luca Picone e Francesco Stella e Linklaters. Questo solo per fare qualche nome.
Tutte unioni durate meno di 5 anni.
Come scriveva l'Economist qualche settimana fa cercando di interpretare l'inarrestabile esodo di professionisti dallo studio Dewey & LeBoeuf, uno dei fattori che sembra incentivare i cambi di poltrona è la mancanza della condivisione di una "cultura" professionale tra i soci degli studi. Le moderne partnership sono basate essenzialmente su relazioni di business. Tutto ruota intorno ai numeri. Ai budget da rispettare. Ai clienti da acquisire e al fatturato da moltiplicare. Quando viene meno uno di questi elementi, fatte salve le sempre immancabili eccezioni, le unioni professionali saltano.

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