Cime contenziose

24 Luglio Lug 2012 1041 24 luglio 2012

Amministrativisti: la grande associazione, ora, non conviene

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Nei mesi scorsi erano i giuslavoristi a fuggire. A lasciare gli studi multi practice, per aprire boutique specialistiche e massimizzare i vantaggi dell'essere attivi in una prcatice "anticiclica" ovvero capace di guadagnare mentre la crisi imperversa.
Ora tocca agli amministrativisti.
L'ultimo caso ha interessato il capo del dipartimento dello studio Bonelli Erede Pappalardo, Fabio Cintioli. Ma il trend ha coinvolto anche altri avvocati, come Luca Raffaello Perfetti che ha lasciato Chiomenti per la boutique Villata degli Esposti e Claudio Guccione che ha abbandanoato la nave Cba che da tempo naviga in acque agitate.
Più che la ribellione alla presunta ancillarità della loro practice, la ragione più credibile per tali scelte è rappresentata dalla ricerca di un pieno godimento dell'alta redditività della loro attività.
La storia delle law firm che non considerano il diritto amministrativo una pratica di punta "ma solo di supporto all'attività delle operazioni straordinarie" non regge. Almeno in questo momento storico.
Come riportato da Economiaweb.it che ha recentemente reso noto il bilancio dei primi sei mesi di attività M&A, i grandi studi soffrono terribilmente la mancanza di grandi operazioni. I fatturati sono in calo verticale. E come evidenziato sempre da Economiaweb.it la redditività, soprattutto quella dei big italiani è scesa a livelli mai visti, pari al 20% circa dei ricavi.
Insomma, dal punto di vista dei grandi studi (dove per grandi intendiamo multipractice e con più di 100 avvocati) la presenza di professionisti specializzati in settori anticiclici come il diritto amministrativo è quanto mai vitale.
Chi lascia, invece, sembra orientato a tenere per sè il frutto del proprio lavoro anziché impegarlo per ripianare le perdite registrate dai colleghi di altre aree.
Insomma, come già visto in passato, quando la crisi diventa nera, la tendenza dei professionisti italiani sembra essere più quella dell'"ognun per sè", che non quella del "tutti per uno".

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