Cime contenziose

6 Agosto Ago 2012 1336 06 agosto 2012

Riforma delle professioni, l'ossimoro della pubblicità informativa

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Il 3 agosto c'è stato il via libera del Consiglio dei ministri al decreto di riforma delle professioni. Tra gli effetti immediati del provvedimento, oltre alle novità in materia disciplinare e di accesso, c'è nuovamente il via libera alla pubblicità.
Dico nuovamente, perché i professionisti possono farsi pubblicità sin dal 2007, ovvero da quando è entrata in vigore la prima delle lenzuolate dell'allora ministro Pierluigi Bersani.
Oggi come allora, però, il Legislatore parla di pubblicità informativa.
Se conosco appena un po' i vertici delle istituzioni forensi, tanto basterà nuovamente a consentir loro di mettere i bastoni fra le ruote a qualunque iniziativa promozionale messa in campo dai loro iscritti.
In particolare alle iniziative più originali, creative, estrose e capaci di colpire l'immaginario e catturare l'attenzione.
La pubblicità, stabilisce la legge, deve essere veritiera, corretta, coerente all'obbligo del segreto professionale senza essere equivoca, ingannevole o denigratoria.
Insomma, anche questa volta la caterva di paletti (alcuni dei quali, necessari) di cui è stato circondato questo strumento, rischia di offrire il destro a quei consigli dell'Ordine che, già negli anni scorsi, si sono mostrati particolarmente severi nel giudicare le iniziative promozionali dei propri iscritti.
Il punto è che la pubblicità informativa non può esistere. L'informazione la fanno i giornali, ovvero, soggetti terzi, indipendenti e privi di interesse, che decidono di spiegare e raccontare al pubblico un fatto o una cosa.
La comunicazione sulla propria attività e i propri servizi, soprattutto se finalizzata alla loro vendita, non potrà mai essere puramente informativa. Bensì dovrà avere un guizzo, una scintilla che la renda capace di solleticare la curiosità di un potenziale cliente al punto di spingerlo a prendere un appuntamento con l'avvocato di turno per sottoporgli una questione o un problema.
E' un dato di fatto. La pubblicità informativa è un ossimoro.

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