Cime contenziose

13 Settembre Set 2012 1444 13 settembre 2012

Avvocati-Severino, muro contro muro? Sconfitti di sicuro!

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Guido Alpa, presidente del Consiglio Nazionale Forense



Tra avvocati e ministero della Giustizia prosegue l'assenza di dialogo. Il 13 settembre, il ministro Paola Severino ha convocato un tavolo di confronto sulla riforma della professione legale. Ma il Consiglio nazionale forense ha fatto sapere polemicamente che non presenzierà.
L'organo più rappresentativo della professione, presideuto da Guido Alpa, ha deciso di disertare l'incontro. La scelta è legata al fatto che, mentre da settimane il vertice dell'avvocatura chiede a gran voce che il testo della proposta alla Camera venga discusso in commissione deliberante, il Guardasigilli ha ritienuto di concedere la corsia preferenziale per gran parte ma non per tutto il testo della riforma.
Per il ministro si è trattato di una scelta di buon senso in quanto, ha spiegato Severino, il «disegno di legge in alcune limitate parti è in contraddizione con provvedimenti già assunti dal governo».
Me per il Cnf, i paletti indicati da Via Arenula, sono solo un segnale della mancanza di volontà di concedere all'avvocatura una disciplina professionale ad hoc.
Ma quali sono i paletti in questione?
Come ha fatto notare il ministro, su 67 articoli composti da 314 commi, il governo ha chiesto che venissero trattati dall'Aula soltanto 5 commi e 2 articoli.
Nel merito, secondo Severino, vanno rinviati al dibattito in aula: la norma che «introduce una riserva in favore degli avvocati in materia di consulenza legale assistenza legale stragiudiziale» (art. 2, comma 6); l'art. 9 che disciplina l'istituzione del titolo di specialista; l'art. 10, che «disciplina in modo restrittivo la possibilità di farsi pubblicità»; l'art. 13, comma 2, in cui, nella disciplina della determinazione del compenso, in caso di disaccordo tra le parti, «afferma il vincolante riferimento a parametri stabiliti con decreto ministeriale»; l'art. 18, «per la parte in cui stabilisce in via generale tipologie di incompatibilità eccessivamente ampie»; e l'art. 41, comma 4, «per la parte in cui esclude che il tirocinio possa essere compatibile con qualunque rapporto di impiego pubblico».
Infine, la norma che fissa in 24 mesi la durata del tirocinio professionale che «è in contrasto con la regola generale dei 18 mesi».
Questi passaggi del testo in discussione alla Camera, secondo il ministro, vanno affrontati in Aula.
Ma il Cnf non ci sta. E invece di avviare (o per meglio dire, riallacciare) il dialogo con Severino, si affida a un comunicato: «La legge di riforma professionale deve essere approvata dal Parlamento sulla base del testo che la Commissione Giustizia ha varato prima dell'estate. Riaprire oggi una negoziazione di quel testo, come sembra voler proporre il Ministro Severino, significherebbe tornare indietro di tre-quattro anni e tradire il lavoro svolto in questo lungo tempo dal Parlamento e dall’Avvocatura. Se guardiamo indietro a questi anni, non si può certo dire che la riforma forense non sia stata dibattuta, approfondita e condivisa sia dentro che fuori l’Avvocatura».
La velina del Cnf sottolinea anche che «L'Avvocatura all'unanimità ha affermato non più tardi del 5 settembre, a conclusione di una affollatissima riunione della quasi totalità degli Ordini forensi, presenti l’Oua, tutte le maggiori associazioni forensi e i vertici della Cassa di previdenza» le ragioni di questa scelta.
Peccato, però, che al tavolo del 13 settembre l'Oua e l'Anf hanno deciso di partecipare. L'avvocatura, così, si mostrerà ancora una volta divisa. Quindi debole. E alla fine, molto probabilmente, perdente.

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