Cime contenziose

15 Settembre Set 2012 1805 15 settembre 2012

Riforma forense: la Severino sbaglia a fingere che il dialogo sia possibile

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Paola Severino, ministro della Giustizia



Non lo nascondo, per me il Cnf avrebbe dovuto partecipare al tavolo convocato dal ministro della Giustizia Paola Severino sulla riforma dell'avvocatura.
Ma alla fine, la decisione di non presenziare si è rivelata giusta.
I rappresentanti dell'Oua e dell'Anf se ne sono resi conto loro malgrado.
E loro malgrado hanno dovuto dirsi soddisfatti dell'esito di un faccia a faccia che, se si guarda ai fatti, non ha affrontato il tema cruciale per il quale era stato, almeno così ci era stato detto, convocato.
I rendiconti di stampa (scarni e dai toni paludatissimi) sono stati eloquenti.
Sulla riforma forense non c'è stato alcun confronto. Al tavolo, s'è parlato d'altro. Almeno così ci hanno detto.
E la sensazione è che sul tema, da parte del governo, non ci sia spazio per alcun dialogo. L'esecutivo ha fatto delle scelte. Scelte che, personalmente, ritengo giuste. E le ha ribadite all'avvocatura.
Allora, mi chiedo, perché mettere in scena questo gioco delle parti, dove fingere che alla fine ci sia un accordo su un testo che, chiaramente, non è ritenuto condivisibile dai vertici della professione?
Ecco, questa pantomima non mi è piaciuta. Così come mi è sembrato avvilente il gioco di rinvio che è stato fatto, virando il presunto confronto sul tema (rilevante, ma non all'ordine del giorno) delle modalità di accesso alla professione.
Nel continuo botta e risposta tra governo e avvocatura sulla riforma, si è fatto spesso appello al rispetto dei ruoli istituzionali, in particolare da parte del ministro Severino.
In questo caso, a mio giudizio, di rispetto se ne è dimostrato davvero poco, ma da parte della titolare del dicastero di Via Arenula.
Sarebbe più serio difendere, con gli argomenti che pure ci sono, le ragioni delle scelte fatte. E ribadire chiaramente alla categoria dei legali che non ci sono margini per trattare, visto che i tempi sono cambiati e che la politica ritiene che le professioni debbano adeguarsi. Questo sarebbe un atto di trasparenza e onestà intellettuale doveroso da parte di un guardasigilli che è anche un autorevole esponente della categoria.
I  240mila voti che l'avvocatura potrebbe costare nel prossimo futuro devono essere considerati un prezzo sostenibile, soprattutto da un esecutivo tecnico che, per definizione,  non dovrebbe avere velleità di rielezione. Se si ritiene che una scelta sia giusta, allora la si difenda a viso scoperto.
E gli avvocati, a quel punto, dovranno accettare i cambiamenti, magari lavorare per migliorarli, ma almeno non avranno più la brutta sensazione di essere presi in giro solo per salvare l'apparenze.

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