Cime contenziose

27 Ottobre Ott 2012 1941 27 ottobre 2012

Avvocati, i giovani minacciano lo scontro generazionale

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Dario Greco, presidente dei giovani avvocati dell'Aiga



No a una legge purchessia. La riforma forense, alle ultime curve alla Camera, non deve essere approvata senza che l'articolo 65 del testo venga emendato introducendo un principio di democrazia nella governance della professione.
Ovvero nel metodo di elezione dei vertici di Oua (Organismo unitario dell'avvocatura), braccio politico della categoria e Cnf (Consiglio nazionale forense), organismo di massima rappresentanza istituzionale.
Il grido arriva da Napoli. Il capoluogo campano ospita il congresso straordinario dei giovani avvocati dell'Aiga. E sono loro, per bocca del presidente Dario Greco, a frenare chi, per la fretta di vedere finalmente varata (dopo 79 anni) la nuova legge professionale.
La fretta, che finora evidentemente non c'è stata, rischierebbe di dare alla luce una normativa davvero poco capace di cambiare l'esistente.
Nei giorni scorsi, il presidente della commissione Giustizia del Senato, Filippo Berselli, ha chiesto una sorta di delega in bianco per approvare la riforma dell'ordinamento forense entro 24 ore dal passaggio dalla Camera a palazzo Madama.
Ma così facendo, il processo per l'elezione dei rappresentanti resterebbe praticamente analogo all'attuale. Favorendo il governo dei soliti noti. Tendenzialmente avvocati dai capelli bianchi e poco attenti alle esigenze delle nuove generazioni di professionisti.

A questo proposito, Greco ha sottolineato:

«Vogliamo che la riforma sia approvata entro questa legislatura, ma è necessario votare l'emendamento all'articolo 65 che prevede una delega al governo di dodici mesi per emanare, sentito il Cnf, gli ordini e le associazioni, i decreti legislativi per garantire un sistema democratico di elezione attivo e passivo. Che tradotto nel nostro slogan vuol dire un avvocato un voto».

L'istanza presentata da Greco, però, semina lo scompigilio. A favore della mozione dei giovani dell'Aiga si è schierato Maurizio De Tilla, attuale presidente dell'Oua, teoricamente ineleggibile per un prossimo mandato:
«Da questo momento mi batterò con i giovani avvocati, c'è innegabilmente un gap di democrazia che ha prodotto i tentennamenti sia sulla geografia giudiziaria sia sulla media conciliazione, per questo deve essere votato l'emendamento sulla governance». «Così non si può andare avanti o si risolve il problema della governance o ci sarà un spaccatura bestiale».

Ester Perifano, numero uno dell'associazione nazionale forense, addirittura rilancia:
«La riforma così come è non risolve i problemi ma ne aggiunge altri per questo non abbiamo intenzione di approvarla così come è. Il problema della governance è forte, Oua e Cnf si indeboliscono reciprocamente perché non riconoscono i reciproci compiti».

Ben più nutrito, però, appare il gruppo di chi vorrebbe portare a casa un risultato che, per quanto blando sul piano della capacità di innovare la professione, potrebbe essere sbandierato come un traguardo storico.
Inoltre, non va dimenticato, che se gli avvocati non riescono a fare approvare una legge ad hoc, dovranno adeguarsi al dpr professioni, con la conseguente abolizione dei minimi tariffari, introduzione del socio di capitale e la rinuncia a privilegi come l'esclusiva anche sulla consulenza stragiudiziale.
Il presidente dei civilisti, Renzo Menoni, non usa mezzi termini:
«È meglio una cattiva riforma, che comunque riconosce la peculiarità della nostra categoria, che finire nel calderone del Dpr professioni. Perdere questo treno sarebbe un fallimento dal punto di vista politico».

Stessa musica, quella suonata dal numero uno dei penalisti, Valerio Spigarelli:
«Chi solleva adesso il problema della governance di fatto affossa la riforma se non se ne accorge è miope. Nel caso della governance, problema che indubbiamente esiste, l'operazione sarebbe molto più complessa e. È un discorso da affrontare nel lungo periodo non ora».

La logica del "male minore" è stata invocata in qualche modo anche dal rappresentante del Cnf  Valerio Pasqualin:
«Questa legge non è perfetta ma è la base per far ripartire l'avvocatura. Mi trovo d'accordo sull'istanza di un sistema di elezione democratico ma la discussione dovrebbe essere rimandata. Non è vero che questa legge conferisce al Cnf un ruolo diverso. Il modello cosiddetto "bicefalo"  è in piedi da 15 anni e ha funzionato bene finché qualcuno a cominciato a smarcarsi».

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