Cime contenziose

9 Novembre Nov 2012 0046 09 novembre 2012

Avvocati contro Vespa, lo scontro continua

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Avvocati contro Vespa, lo scontro tra la categoria e il noto giornalista Rai non  accenna a finire. Sui social network, in particolare, continua il tam tam tra le toghe per fare fronte comune contro il Bruno nazionale, reo, come forse si ricorderà, di avere attaccato l'avvocatura nella puntata di Porta a Porta del 25 ottobre scorso e di essersi schierato in difesa della mediazione obbligatoria.
Il Movimento Forense ha lanciato la petizione "Io non parlo con Bruno Vespa" sul sito petizioni24.com. Nel testo dell'appello si legge:

Bruno Vespa ha affermato, con atteggiamento evidentemente aggressivo, che le lungaggini dei processi civili (visto che si parlava della mediazione obbligatoria) dipendono dagli Avvocati, per ragioni di interesse.
Tale affermazione esula dal diritto di cronaca in quanto non si riferisce ad un fatto specifico di cronaca.

E poi arriva l'invito alla "disobbedienza" mediatica:
Tutto ciò premesso, il Movimento Forense INVITA TUTTI GLI AVVOCATI ITALIANI
1) a non rendere più dichiarazioni, interviste o comunicazioni a Bruno Vespa ed a non partecipare più alla trasmissione Porta a Porta;
2) ad anteporre l’interesse generale dell’avvocatura e dei cittadini rispetto alla visibilità personale ed alla vetrina professionale che la trasmissione offre.

La petizione, lanciata il 4 novembre, dopo quattro giorni è già arrivata a contare quasi mille sottoscrizioni (974), il 38% delle quali da parte di avvocati della zona di Roma, dove l'associazione guidata da Massimiliano Cesali ha le sue radici.
Prima dell'iniziativa del Movimento Forense, però, si era mossa l'Associazione Nazionale Forense con un esposto e a ruota l'Organismo unitario che il 27 ottobre (quindi due giorni dopo la trasmissione incriminara) che si è sentito in dovere di far sapere alla "base" di aver
dato mandato al Presidente ed alla Giunta di valutare ogni opportuna iniziativa giudiziaria ed amministrativa per tutelare l'immagine e il decoro dell'avvocatura dopo l'intervento a Porta a Porta di Bruno Vespa nella trasmissione del 23 ottobre. Si fa strada l'idea di convocarlo in mediazione innanzi agli organismi di mediazione di tutt'italia (rigorosamente degli ordini) per una mediazione facoltativa in previsione di una citazione per risarcimento danni.

Infine, il 2 novembre, si è mosso anche il vertice istituzionale della categoria. Il consiglio nazionale forense, il Cnf, ha preso carta, penna e calamaio e ha vergato un comunicato in cui ha prima stigmatizzato
duramente le considerazioni ingiustificate e false per le quali l’avvocatura sarebbe interessata ad allungare le cause per godere di rendite di posizione.

Quindi ha osservato che
Quel che però traspare dalle considerazioni del dott. Vespa, è l’apparente disprezzo per la funzione e il ruolo costituzionale dell’avvocatura, come garante dell’esercizio del diritto di difesa, disprezzo che si rivolge anche alla straordinaria storia degli avvocati che tanto hanno contribuito a costruire un sistema democratico nel nostro Paese, anche attraverso la loro azione parlamentare, e che come tutti i lavoratori stanno subendo gli effetti di una crisi economica senza sconti o sussidi di sorta.

E, infine, ha cercato di risolvere bonariamente la controversia tendendo metaforicamente la mano al giornalista:
Naturalmente il CNF sarà lieto di apprendere dal dott. Vespa che lo stesso non ha mai inteso offendere l’onore e la storia degli avvocati. Pronti, in tal caso, a qualsiasi confronto leale, costruttivo e privo di pregiudizi.

Insomma, avvocati contro Vespa sembra diventato un diktat. Ma la cosa non sembra impensierire il giornalista che, sinora, non ha risposto agli attacchi. Almeno in via ufficiale. Ma, a quanto pare, ha scritto a un avvocato, Filippo Pucino, chiarendo la sua posizione:
Assistito dal mio avvocato, ho risolto con due sedute di mediazione (quando non era ancora obbligatoria) due cause che avrebbero richiesto anni in tribunale. L’anno scorso i processi civili sono diminuiti per la prima volta da sempre. Dunque c’è più di una ragione perché la mediazione italiana, applaudita anche in sede europea, vada avanti. Gli avvocati hanno in parlamento una potentissima lobby. Ma chi non ne ha, a cominciare dai giornalisti? Soltanto che così questo paese non
 andrà mai avanti.

L'8 novembre, da ultimo, si è registrato il fallimento del tentativo di reintrodurre la mediazione obbligatoria attraverso alcuni emendamenti alla Legge di stabilità. Le modifiche proposte non sono state ammesse.

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