Cime contenziose

19 Gennaio Gen 2013 1719 19 gennaio 2013

Quegli avvocati folgorati sulla via di Montecitorio

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Avvocati e politca. Economiaweb.it, il 14 gennaio, ha messo in fila, uno dopo l'altro, i nomi degli avvocati d'affari che hanno deciso di "scendere in campo" alle prossime elezioni. Un evento che non ha precedenti. Perché? Perché, fino ad oggi gli avvocati d'affari hanno usato la politica per finalità di business, ovvero per ottenere mandati strategici e incarichi di prestigio. Senza mai schierarsi. Perché schierarsi significava rischiare di dover rinunciare a possibili occasioni di lavoro che potevano arrivare dall'"altra parte".
L'articolo ha suscitato numerosi commenti. Anche da parte delle testate di settore. Pezzi curiosamente evocativi, con rifermenti all'improvvisa riscoperta del "senso di responsabilità" di una categoria che fino a ieri si sentiva responsabile solo nei confronti dei propri business plan.

Ho letto parole come etica, cultura, partecipazione.
Ma conoscendo un tantino questo mondo e l'attitudine che normalmente questa particolare tipologia di professionisti ha da sempre verso la cosa pubblica, mi è venuto qualche dubbio.
Possibile che la crisi che ha investito il settore nulla abbia a che vedere con questa raffica di folgorazioni che ha colto tanti business lawyers lungo la via di Damasco? Anzi di Montecitorio?
Possibile che il crollo verticale delle parcelle, la scarsità di mandati, e il fatto che probabilmente nei prossimi due o tre anni, tra nuove privatizzazioni, operazioni di private equity pubblico e mega programmi di dismissioni immobiliari, lo Stato diventerà il più ambito cliente da parte di molti, non c'entrino proprio nulla? Puo darsi di sì e può darsi di no.
Fatte salve le dovute eccezioni, però, credo che come sempre, a pensar male si faccia peccato ma alla fine ci si azzecchi.

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