Cime contenziose

20 Aprile Apr 2013 0912 20 aprile 2013

La riforma (forense) è immobile

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Cosa ha riformato la riforma forense? La domanda è d'obbligo se a quattro mesi dal "traguardo" della nuova legge professionale ci si ferma a considerare in che modo sia cambiata la quotidianità degli avvocati italiani.
Tenendo conto del malumore che serpeggia nella categoria, vien da dire che sia cambiato poco o nulla. I redditi continuano a calare: secondo il centro studi dell’Adepp si tratta di una riduzione del 20,4% rispetto al 2007. Mentre, il calo sul 2011 è stato del 6,45% con l’imponibile che si è attestato a 44.529 euro.
E le innovazioni previste dalla nuova legge professionale sono al palo.
Dopo l'abolizione delle tariffe, i parametri introdotti come riferimento per le parcelle non concordate tra avvocato e cliente si sono rivelati un palliativo. La loro revisione è stata riconosciuta come una necessità da tutte le "teste" dell'avvocatura. Si era arrivati a un passo dall'approvazione di un decreto ministeriale che avrebbe dovuto rimettere mano ai parametri. Poi, la riforma ha stabilito che la definizione di questi spetta al Cnf che, ad oggi, non ha ancora provveduto al loro adeguamento. E intanto gli avvocati arrancano. Vittime di una battaglia di potere tra i vertici delle istituzioni che governano la categoria.
E che non sembrano avere intenzione di dare impulso alla ripresa per il settore.
Altro fronte dove, clamorosamente, la riforma forense non ha ancora prodotto effetti è quello delle società tra professionisti.
Anche in questo caso, l'avvocatura ha voluto sottrarre al legislatore il potere regolamentare sulla materia per evitare "sorprese" come l'apertura a soci di capitale o altre diaboliche innovazioni.
E così, mentre tutte le altre categorie professionali dal 22 aprile hanno la possibilità di costituire le loro Stp (anche multidisciplinari), gli avvocati sono ancora in attesa di un regolamento ad hoc. E questo sì che potrebbe portare delle sorprese.
In una recente intervista, infatti, il vicepresidente del Cnf, Ubaldo Perfetti, ha fatto sapere di avere molti dubbi che si possano costituire Stp di avvocati con altri professionisti, come i commercialisti. Perché questo nuovo fronte di resistenza? Il mercato, per chi lo frequenta è pieno di associazioni professionali formate da avvocati e commercialisti: perché non può essere così anche per le Stp? Chi ha paura dello svolgimento in forma organizzata della professione e del vantaggio competitivo che realtà strutturate e multidisciplinari potrebbero avere?
Intanto tra gli avvocati e in particolare tra i giovani, si fa avanti l'istanza per il riconoscimento dello status degli avvocati dipendenti. Una figura che, la riforma forense non immagina neanche e che, non è difficile crederlo, i giovani avvocati faranno immensa fatica a fare passare.

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