Cime contenziose

27 Aprile Apr 2013 1951 27 aprile 2013

Il futuro dell'avvocatura e la sfida del ministro Cancellieri

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Annamaria Cancellieri



A giudicare da quanto si legge sui social network, l'inidicazione di Annamaria Cancellieri, ministro dell'interno uscente, quale titolare della Giustizia nel nascente governo guidato da Enrico Letta, ha lasciato spiazzati gli avvocati.
Una donna di polso. Unica, assieme a Rosa Russo Jervolino, ad aver fatto il ministro dell'Interno dall'unità d'Italia ad oggi. Tecnicamente, una non addetta ai lavori. Non è un avvocato. E nemmeno un magistrato.

Il neo ministro della Giustizia è laureata in Scienze politiche e si trova davanti un incarico tutt'altro che semplice, in un ministero sarà uno degli snodi cruciali per il governo delle larghe intese. Nata a Roma nel 1943, madre di due figli e nonna, Cancellieri ha avuto il suo primo incarico nello Stato 41 anni fa quando, nel 1972, fu nominata capo ufficio stampa della Prefettura di Milano.

Per 16 anni ha girato per le prefetture d'Italia: prima a Parma come commissario del Comune; poi come prefetto a Vicenza, Bergamo, Brescia, Catania e Genova. Quando nel 2009 va in pensione, Cancellieri resta meno di un anno a fare la nonna: a novembre viene nominata commissario del Teatro Bellini di Catania e nel febbraio 2010 il suo predecessore al Viminale Maroni la chiama a guidare, sempre come commissario, il Comune di Bologna, in seguito alle dimissioni del sindaco Delbono, travolto dal Cinzia-gate.

Dopo l'anno di governo tecnico, nel ruolo di titolare del Viminale, le tocca prendere in mano le redini del ministero della Giustizia, dopo Paola Severino, in un esecutivo politico.
Lo stato dell'arte, per quanto riguarda le questioni relative alla professione è più o meno il seguente. Il processo civile telematico ha cominciato a funzionare seriamente.
Sui parametri c'è da sollecitare il Cnf ad approvare le modifiche per rendere più adeguate le nuove tariffe.
La battaglia sulla riforma della geografia giudiziaria è ancora aperta e dovrà far sentire la sua voce. Quanto ai tentativi di reintroduzione della mediazione obbligatoria, presto scopriremo se il neo ministro considera lo strumento un valido mezzo per alleggerire il carico di lavoro della giustizia civile.

Di sicuro il punto di vista da cui il neo guardasigilli prenderà in considerazione tutte queste questioni non sarà quello di un addetto ai lavori. Ma di un "utente" che sa bene cosa, nel sistema di applicazione delle leggi, spesso impedisce che sia fatta giustizia.

E' una persona seria, poco incline al fascino delle lobby. E questo sembra un incoraggiante biglietto da visita.

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