Cime contenziose

17 Maggio Mag 2013 0701 17 maggio 2013

Cari avvocati, ecco perché vogliono imporvi i pagamenti tracciabili

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Gli avvocati, con la loro funzione, non dovrebbero essere anche un presidio delle legalità?

Ecco, invece, cosa succede. Le statistiche, fino ad oggi ci hanno raccontato in più occasioni che gli avvocati che rispettano gli obblighi imposti dalla normativa antiriciclaggio sono pochissimi. Ma le percentuali, si sa, non fanno sempre un grande effetto.

Guardate cosa è accaduto il 16 maggio a Verona. Vicende come queste ci aiutano a capire perché il Legislatore vorrebbe imporre carte di credito, bancomat e pos agli studi professionali:


(AGI) - Uno studio legale veronese ha commesso diverse violazioni alla normativa che prevede controlli e verifiche sulla clientela che faccia investimenti finanziari all'estero e questo costera' sanzioni fra i 250 mila euro e il milione.
A renderlo noto la il comando provinciale di Verona della Guardia di Finanza, che ha riscontrato le violazioni durante un controllo antiriciclaggio. Lo studio legale controllato e' da qualche anno specializzato in attivita' di consulenza a favore di imprese ed investitori extra europei interessati al mercato italiano, nonche' in operazioni di investimento in paesi emergenti da parte di imprenditori italiani.
I due titolari, entrambi avvocati, avrebbero omesso di adempiere agli obblighi di verifica della clientela e di registrazione della stessa in quasi 20 casi e tra i clienti non registrati c'era anche chi aveva avuto rapporti con lo studio legale per operazioni che superavano i 6,5 milioni di euro.
In alcuni casi, poi, i titolari dello studio legale non erano in possesso di alcun possibile riscontro circa la reale identita' del loro cliente. I due avvocati avrebbero anche totalmente omesso di segnalare alla competente autorita' di vigilanza antiriciclaggio istituita presso la Banca d'Italia (U.I.F., Unita' di Informazione Finanziaria) due operazioni che in base alle direttive antiriciclaggio della stessa Banca d'Italia dovevano essere trattate quali "operazioni sospette".
Si trattava di costituzioni di societa' da parte di imprenditori italiani in Paesi a rischio ai fini dell'antiriciclaggio con investimenti per oltre mezzo milione di euro. Anche in questo caso sono state contestate le relative violazioni amministrative. (AGI)

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