Cime contenziose

13 Giugno Giu 2013 1731 13 giugno 2013

Avvocati d'affari e il grande bluff dell'internazionalizzazione

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Chi l'ha detto che il made in Italy è per definizione un prodotto vincente? Ovviamente non parlo di cibo e moda. Ma penso ai servizi legali. All'estero, i pareri e i contratti realizzati dagli avvocati italiani hanno decisamente meno successo di scarpe e salsicce.
Le strade per spiegare questa constatazione sarebbero tante.
Sul piano quantitivo, per esempio, se si considerano i primi 100 studi europei per fatturato, si scopre che il 10% circa è italiano. Tuttavia, il giro d'affari delle insegne tricolore non supera un terzo di quello dei concorrenti francesi, nonostante anche i francesi non siano più del 10% del totale.
Ma la cosa su cui vorrei soffermarmi è la marginalità mediatica.
Se sia conseguenza del dato precedente o meno non lo possiamo affermare con certezza. Ma è vero che i media internazionali trattano sempre più l'Italia come una piccola provincia dell'impero dell'avvocatura d'affari.
A dirlo ci sono i dati diffusi da EuroPr, network internzionale di agenzie indipendenti specializzate nella comunicazione per i servizi professionali.
Tra il primo gennaio e il 3 giugno 2013, si legge in una nota, la presenza degli studi italiani sui media internazionali è stata bassissima: meno di 9 uscite su LegalWeek, meno di 12 su The Lawyer e nello specifico, una soltanto su Global Legal Post.
In più, emerge da questi dati, «nessuno dei primi cinque studi legali indipendenti italiani che operano sui mercati internazionali e sono dotati di uffici a Londra e in alcune delle più dinamiche giurisdizioni, è stato in grado di presidiare queste riviste internazionali».
Personalmente ho avuto modo anche di constatare direttamente una cosa molto curiosa. Nessuno degli studi italiani  che sbandierano una spiccata propensione all'internazionalizzazione si preoccupa di conoscere quale sia il proprio posizionamento nei ranking di fatturato europeo.
Un dato paradossale: come è possibile pretendere di accreditarsi come studio internazionale e non avere la più pallida idea di dove ci si colloca in Europa?
Insomma, l'internazionalizzazione spesso è uno slogan, qualche volta si traduce in un deal cross border, ma non è un impegno che, per ora, i nostri avvocati sembrano pronti a prendere troppo sul serio.


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