Cime contenziose

15 Settembre Set 2013 1638 15 settembre 2013

Cancellieri, ma davvero cambierebbe qualcosa con le sue dimissioni?

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Eccoci. L'estate è ufficialmente finita. Almeno per chi, come me, vive a Milano. Sulle Cime, i giorni di sole sono stati così piacevoli che ho deciso di stare un po' a riposo. Ma è ora di ricominciare.

E come in ogni viaggio che si rispetti, si riparte da dove ci eravamo fermati prima della pausa estiva. Lo scontro tra il ministero della Giustizia e l'avvocatura, o almeno i suoi vertici istituzionali.
Già, perché tornato a "rimirar le toghe", mi sono ritrovato davanti al nuovo, ennesimo, scontro tra la categoria e il guardasigilli.

L'Oua, il braccio politico dell'avvocatura, il 13 settembre ha chiesto le dimissioni del ministro Cancellieri, come sanzione suprema per i guai combinati dalla revisione delle geografia giudiziaria.

Non entro nel merito della vicenda. Giusta o sbagliata che sia la cura (e non ci sono evidenti motivi che facciano dire che sia sbagliata) quello che mi domando è se, con le dimissioni di questo ministro davvero potrebbe cambiare qualcosa.

Io credo di no. E spiego perché. La revsione della gerografia giudiziaria, così come altre questioni che sono state oggetto di scontro tra avvocati e politica, sono le tappe di un processo di evoluzione. Evoluzione dell'amministrazione della giustizia e del ruolo e della funzione riconosciuta ai suoi operatori. A cominciare dagli avvocati.

Anche in questa vicenda, come per i parametri o le società tra professionisti e la mediazione, la lezione è chiara: il mondo sta cambiando. Ostinarsi a lottare per conservare un sistema che la politica ha deciso di superare (non solo in Italia, ma in tutta Europa) per rendere questo comparto efficiente e allineato alle prassi internazionali, non solo rischia di essere una perdita di tempo, ma rischia di riverlarsi un clamoroso autogol.

Come sempre, le fasi di cambiamento o di rivoluzione richiedono sacrifici. Cambiare non è facile. E non piace a nessuno. Ma remare contro non serve. Non serve perché comunque le cose cambiano e, spesso, lo fanno prima che le leggi arrivino a certificare e regolamentare questo cambiamento.

La politica forense deve cominciare a guardare avanti. E a pensare a chi comincia oggi questa professione e in tanti casi non sa se potrà avere una carriera o se nel giro di qualche anno sarà costretto a dover rinunciare per l'impossibilità di raggiungere i minimi reddituali a causa delle difficoltà di trovare spazi in un mercato chiuso anche per via delle regole che i vertici della categoria hanno portato avanti in nome di un inuntile conservatorismo.

Il vento è tornato a soffiare, sulle Cime Contenziose.

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