Cime contenziose

1 Dicembre Dic 2013 0917 01 dicembre 2013

Avvocati d'affari e la difficoltà di fare sistema

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Fare sistema. L'espressione è una delle più abusate quando si vuol denunciare l'italica propensione all'individualismo e biasimarne gli effetti deleteri a fronte delle potenzialità di crescita e sviluppo che potrebbero derivare dall'attuazione di azioni sinergiche fra le forze migliori del Paese.
In teoria, nulla da eccepire. In pratica, invece, ci rendiamo conto che il "fare sistema" è proprio qualcosa di distante dalla nostra cultura. Agli italiani viene più facile tirarsi via un dente a mani nude che condividere esperienze e opportunità con altri soggetti. Sia che questi, parlando dell'universo economico e professionale, siano operatori di settori limitrofi rispetto al proprio, sia che (o forse dovrei dire, a maggior ragione, nel caso in cui) si tratti di potenziali concorrenti.

A dare il la a questo "pistolotto" è stato vedere come alcuni studi legali, finalisti per il premio come migliore studio Italiano agli European Awards organizzati dalla rivista inglese The Lawyer abbiano deciso di annunciare singolarmente la loro candidatura.
In realtà si tratta di una scelta comprensibile: sono tra i primi 6 italiani in Europa, e allora lo faccio sapere urbi et orbi. Insomma si tratta di tirare acqua al proprio mulino e far sapere ai propri connazionali quanto, secondo gli osservatori d'oltremanica, valga il proprio studio.

Però, chi sa che non è solo uno lo studio finalista nella categoria, resta inevitabilmente interdetto. Gli studi selezionati per questo riconoscimento sono, infatti, Chiomenti, Gianni Origoni Grippo Cappelli, Lablaw, Lexellent, Nctm e Portolano Cavallo. Una cinquina tutt'altro che banale.

Sarebbe stato bello vedere un'azione congiunta, sul fronte della comunicazione, da parte di queste strutture che rappresentano uno spaccato interessante di come è strutturato oggi il mercato della consulenza legale d'affari in Italia.

Abbiamo i grandi studi generalisti (Chiomenti e Gianni) considerati, fino a pochi anni fa leader solitari di un mercato chiuso, e abbiamo i protagonisti emergenti su questo stesso fronte (ovvero Nctm) che con un approccio nuovo (la scelta di darsi un nome sganciato dai professionisti, una organizzazione quasi scientifica dei ruoli interni e delle funzioni, l'investimento sull'efficienza e l'efficacia del servizio) ha scardinato l'oligopolio che gestiva questo mercato. E poi ci sono le boutique specialistiche. I lavorasti di Lexellent e Lablaw e gli esperti di media e telecomunicazioni di Portolano Cavallo, ovvero i testimoni di come la professione forense possa e (sempre più) debba essere declinata anche in maniera specialistica.

Insomma, mai come in passato, la giuria del premio britannico ha selezionato cinque protagonisti del mercato italiano riuscendo a dare un'immagine veritiera di quello che è il nuovo volto dell'offerta di servizi legali nel Paese. Sarebbe stato bello vedere agire, almeno sul piano mediatico, queste eccellenze professionali in modo sinergico.

Ma tant'è, da queste parti, il sistema si fa solo quando si gioca al totocalcio.

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