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14 Febbraio Feb 2015 2050 14 febbraio 2015

Kingsman, Mark Millar e la fortuna dei cinecomics

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Il regista di ‘Kick-Ass’, Matthew Vaughn, ritorna al cinema con ‘Kingsman - Secret Service’, tratto dalla miniserie a fumetti 'The Secret Service’ di Mark Millar e conferma il sodalizio vincente tra comics e pellicola.

Divertente e scoppiettante, il film ha un cast d'eccezione di cui fanno parte Colin Firth, Michael Caine, Taron Egerton .“La struttura della storia è quella di una favola - dichiara l'affascinante Colin Firth - dove in un mondo inventato i supereroi buoni si scontrano con i cattivi”. È la storia di un'organizzazione supersegreta britannica che recluta e forma spie. L'agente Harry Hart (Colin Firth) inserisce nel programma di formazione il giovane Eggsy (Taron Egerton), un ragazzo rude ma di grandi potenzialità, figlio di un suo amico morto anni prima durante una missione. Insieme dovranno impedire al geniale Richard Valentine (Samuel L. Jackson) di portare a termine il suo folle compito di 'salvare' il mondo.

Kingsman nasce in un periodo fervente di collaborazione tra cinema e fumetto, negli ultimi quindici anni, infatti, i film ispirati ai super eroi sono sempre più frequenti: questo fenomeno ha preso il via con l’avvento degli effetti digitali, e con la maturazione del mondo Marvel - spiega a CineSociety Riccardo Corbò, giornalista e critico del fumetto - certamente ‘X-Men’ di Bryan Singer del 2000 ha segnato un nuovo inizio“.

‘X-Men’ è stato un grande successo e ha aperto le porte alla moderna ondata di pellicole ispirate ai super eroi: “da tempo gli albi di Wolverine e compagni erano più venduti di quelli di Superman e Batman, ma al grande pubblico generalista erano quasi sconosciuti. Dopo l’uscita del film, sono entrati nell’immaginario collettivo di tutto il mondo”.
Da quel momento, l’approccio tra cinema e fumetto è cambiato e le trasposizioni cinematografiche di questi personaggi si sono evolute, da toni macchiettistici a profili ricchi di suggestioni e sfumature realistiche. “C’è da dire che le strategie produttive sono state molto importanti per fare audience e la cura del casting è stata determinante - dice Corbò, che prosegue - anche la scelta di Hugh Jackman nei panni di Wolverine, per l’appunto, non è casuale perché è un sex symbol e un volto riconoscibile da un pubblico trasversale, e risulta significativo che nel film l’attore non indossi mai la maschera, a differenza del fumetto. Il super eroe, che da idolo di adolescenti brufolosi assurge a sex symbol per le donne di ogni età, è bene rappresentato anche dalla scelta di Robert Downey Jr. nei panni di Tony Stark/Iron Man, Chris Hemsworth come Thor, e Tom Hiddleston antieroe dalla bellezza androgina.”

In questo fermento produttivo ha molto pesato la maturazione - a livello di consapevolezza e controllo della propria opera - degli autori di fumetti che, in passato, avevano un ruolo marginale: “il fumettista era considerato come un manovale, un piccolo artigiano e contava solo il marchio della casa editrice - spiega Corbò - e gli autori erano poco conosciuti e non avevano diritti legali sui personaggi creati, perciò non potendo fruire dei diritti derivati dallo sfruttamento economico del fumetto, non avevano alcun interesse a progettare le storie anche in previsione di eventuali adattamenti per il cinema. Oggi non è più così e sono molti gli autori che possiedono i diritti dei loro fumetti, o comunque traggono benefici diretti dal loro sfruttamento commerciale, anche quando lavorano per una ‘major’”.


Tornando a Mark Millar, autore di 'The Secret Service' da cui è stato tratto 'Kingsman', Corbò sostiene: 'Millar è il baluardo della categoria degli autori di fumetti consapevoli, perché pensa ai suoi fumetti già in proiezione di una futura trasposizione al cinema”. A questo proposito bisogna ricordare la copiosa produzione di Millar, che ha dato vita a celebri fumetti come le serie ‘Ultimates’ e ‘Civil War’ della Marvel (da cui traggono fortissima ispirazione i passati e prossimi film del ‘Marvel Cinematic Universe’), e ‘Kick-Ass’ e ‘Wanted’ sue ‘property’ già portate al cinema.
A quanto afferma Corbò, la categoria dei fumettisti avrebbe cambiato aspetto grazie ad una maggiore consapevolezza del potere economico del proprio prodotto: “Mark Millar ormai vende i diritti dei propri fumetti ancor prima di terminarne la prima pubblicazione”.

In definitiva si può dire che il sodalizio tra cinema e fumetto ha trovato un equilibrio tra l'avvento del digitale e la consapevolezza degli autori, tuttavia c’è un altro elemento determinante in questo processo: “registi come Tarantino, Raimi, Del Toro, Rodriguez hanno creduto fermamente che il fumetto popolare fosse una chiave vincente al cinema, - spiega Corbò - le nuove generazione dei registi di trenta e quaranta anni sono cresciute leggendo i fumetti e hanno un immaginario pronto a reinventarne la poetica in un registro filmico; senza dimenticare che anche il pubblico della stessa età conserva una cultura pop legata al mondo dei comics”. D’altra parte è possibile ipotizzare che la 'fame' del pubblico nei confronti di questo genere cinematografico abbia fatto la sua buona parte, e che le produzioni siano state incentivate a seminare in questa direzione.