Cuoco di bordo

8 Dicembre Dic 2012 1718 08 dicembre 2012

Kim-Il-Silvio e la fine di tutto

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Kim-Il-Sung


In questa occasione avrei davvero avuto voglia di scrivere un pezzo sulla Corea del Nord e sull'anniversario della morte di Kim-Jong-Il, del nuovo lancio di un satellite che fondamentalmente non è altro che un test missilistico, utile a tenere alta la tensione e poter dire la propria sul terreno diplomatico (e ottenere, dunque, aiuti internazionali). Avrei veramente voluto puntare il dito contro il regime di Pyongyang perché è da un lato un dovere di qualunque filantropo e, da un altro lato, è anche un esercizio al limite del divertente perché le esagerazioni nella gestione del potere e nella conservazione dell'immagine della dittatura in questa parte della penisola coreana sono tali da risultare quasi buffe, non fossero tragiche, dal momento che riguardano 24 milioni di persone.


Ero già bello carico, quando vedo questo video in cui parla Angelino Alfano che arriva dopo settimane in cui si è scritto ed elucubrato sulle primarie del PDL. Non ho creduto ai miei occhi e alle mie orecchie. Alfano, che pochi giorni prima aveva cominciato la sua campagna elettorale per le primarie, che pareva agli occhi dell'opinione pubblica come il garante del nuovo corso del Popolo Delle Libertà (tale da far presupporre addirittura l'addio di Berlusconi e la formazione di una Forza Italia 2.0) ha semplicemente "ottemperato" a quanto richiestogli più in alto. Più in alto, nonostante lui sia il Segretario.


Con buona pace dei Crosetto e delle Giorgia Meloni di turno, il PDL ha dimostrato per l'ennesima volta di essere solo questo. Un Impero Romano d'Occidente litigioso (e sempre più piccolo) in cui l'unica leadership riconosciuta e riconoscibile è quella di Berlusconi che presto o tardi, con l'alleanza con la Lega Nord, è destinata a diventare un piccolo Regno romano-barbarico. La solita accozzaglia di persone tenuta insieme dal culto della personalità per Silvio Berlusconi. Altro che partito dei liberali, altro che partito! Ecco, forse ora la Corea del Nord non è neppure così fuori luogo...
Eccolo qua, dunque, il fatto di politica internazionale più importante di questi giorni: l'Italia manda sostanzialmente a quel paese l'Agenda Monti e, invece di una travagliata transizione verso la Terza Repubblica, vede un rigurgito di orgoglio da parte della Seconda e del suo unico protagonista incontrastato, Berlusconi. Il Cavaliere ha deciso di tornare e quasi tutta la sua truppa, composta per la maggior parte da persone che vedevano lontanissima un'eventuale rielezione, si è comprensibilmente aggrappata a questa ancora di salvezza.




Biancofiore e Santanché


È questo quello che importa. In mezzo ai tanti fatti che tengono quotidianamente alta la tensione internazionale, ora anche Roma desterà preoccupazione a livello globale. Infatti, stanti così le cose, ci si appresta a vivere una campagna elettorale in cui vi sarà l'ennesimo, stavolta finale, scontro tra Belusconi e qualcun altro. Finale per Berlusconi e finale per il PDL che, con questa mossa, è definitivamente passato al de profundis, poiché stavolta la "gioiosa macchina da guerra" guidata oggi da Bersani si prenderà la definitiva rivincita. Nessuna forza politica, quindi, proseguirà con l'agenda Monti. Avremo l'Agenda Bersani-Fassina (legittimata dalle primarie e quindi, a suo modo, degna di rispetto) oppure, alla peggio, l'Agenda Berlusconi-Brunetta. La dialettica politica sarà tra chi dice che la crisi si cura con più spesa pubblica e chi dice che è tutto un complotto della speculazione internazionale, mantra che tanto somiglia a quello delle "democrazie plutocratiche" di tanti anni fa e che sostanzialmente è una scusa per fare altrettanta spesa pubblica.
La Standard & Poors, immediatamente dopo l'inizio della crisi di governo e dopo il geniale speech di Angelino (-ino -ino proprio) Alfano, ci ha dato un segnale, una sorta di "non dite poi che non mi vi si era detto nulla", con cui sostanzialmente ci intima di proseguire la strada delle riforme avviate dal governo Monti, onde evitare ulteriori declassamenti del rating. Chiaro, cristallino e fondamentalmente sacrosanto, anche perché gli interessi in ballo non sono solamente italiani. Un'altra crisi dell'Italia porterebbe alla crisi dell'Eurozona e per effetto domino a un'altra crisi globale. Altro che Grecia!
È il momento dell'amarezza. Quella vera. Si spera solo che si presenti una terza opzione concreta, con tutti quelli che non si riconoscono in questo Bersani-Berlusconi, altrimenti è grigia...

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