Dal Sud del mondo

27 Novembre Nov 2014 1254 27 novembre 2014

Pascià al Teatro augusteo di Napoli

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Fare una classifica della bravura o dell`impegno degli attori, sarebbe sminuire qualcuno, e non sarebbe giusto. Per cui diciamo che Peppe Lanzetta, Gaetano Liguori, Edoardo Guadagno e Rosario Minervini hanno dato vita al progetto, curato la regia, composte le musiche. In scena Federico Salvatore e Peppe Lanzetta con Enzo Romano, Francesca Marini, Massimo Masiello, Annamaria Toffanelli, Rosario Minervini, Ciro Petrone, Edoardo Guadagno. E ancora:Giusy Freccia, Nunzio Coppola, Marco Palmieri e la partecipazione di Caterina DeSantis e Davide Ferri e Ciccio Merolla Live Rap and percussion, il balletto composto da 9 ballerini.
Si racconta di una Napoli ferita, devastata dalla crisi, dove i giovani con le loro intemperanze e le loro inquietudini possono scivolare da un giorno all`altro verso la criminalità. Come vediamo, alla fine queste scelte non pagano, anzi, lasciano per la strada scie di morti, famiglie distrutte, giovani delusi e/o impazziti. Peppe Lanzetta spiega che negli ultimi vent’anni è aumentata la crisi, la disoccupazione, la tristezza nello sgaurdo di moltissimi giovani che non vedono futuro roseo.

Nello spettacolo c`è il racconto di questi giovani, della malapolitica, sogni di supervincite, incontri con la piccola malavita, il desiderio di un futuro migliore che però spesso si crede non passi attraverso l’onestà, descrivendo il vivere civile delle due famiglie, Guarracino e Sabatino, protagonisti piccolo borghesi che ostentano una appena decente parvenza di dignità. In una delle due famiglie c’è uno zio anziano, Pasquale (al tempo degli americani chiamato Pascià) che ha partecipato alle ‘4 giornate di Napoli’ e quel ricordo gli ha segnato la vita, dal momento che racconta a tutti le sue gesta e quelle dei suoi compagni. Ma Napoli è cambiata, a nessuno importa più delle ‘4 giornate’, la città e il mondo hanno altre amare giornate con cui fare i conti.
E sarà proprio Pascià, con la sua storia, che si intersecherà con le vicende di suo nipote Salvatore, a far diventare epica la narrazione. Eduardo De Filippo viene invocato ed evocato nel finale in seguito ad un fatto di sangue, si leva alto il desiderio di non aspettare più che la nottata passi, ma di agire e prendere un futuro onesto tra le mani, per potersi ridisegnare”.