DEDICATO A CHI LOTTA

21 Agosto Ago 2017 1409 21 agosto 2017

Resistenza Capitale

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“Mi scusi, sa dirmi come posso prendere un appuntamento per rifare la carta d’identità?”
“E signorina il prossimo appuntamento è a ottobre”.
Roma, Municipio I ore 10.00.

E’ questo il dialogo che si consuma tra me e un usciere nel cuore amministrativo della capitale in un agosto qualsiasi.

“Scusi ma perché devo aspettare due mesi e mezzo per fare un documento?” chiedo con sincero stupore.
“E perché so’ stati presi gli altri appuntamenti -mi sento rispondere con scontata tranquillità- se vuole può andare su questo sito qui e prendere appuntamento in un altro municipio”.
Decido di uscire e porre fine alle mie domande perché quattro anni e mezzo di vita romana mi hanno insegnato che non avrebbe senso indignarmi con la povera usciere.
Mi ritrovo a camminare in quello stesso Municipio I quasi deserto. D’un tratto il silenzio che è capace di regalare la capitale ad agosto mi torna indietro come un boomerang.
Quella pace di quasi fine estate che, solitamente riesce a consolare ogni anima radicata a Roma per l’intero anno, mi fa sentire profondamente sola. Quasi mi vergogno di sentire quella solitudine che non ha niente a che vedere con la mia intimità, è una solitudine che definirei “civica”.
E mentre inizio la missione numero due della giornata, trovare un giornalaio aperto, inizio a sentire un’impotenza crescermi dentro.
Penso al colloquio appena avvenuto e comincio a chiedermi come sia possibile che ci vogliano due mesi e mezzo per rifare la carta d’identità, provo un calcolo a spanne: se gli abitanti di questo municipio sono circa 190.000, i giorni lavorativi da qui a fine ottobre 50 (andando sul sito il primo appuntamento utile per il mio municipio è il 27 ottobre), quanti di questi hanno il documento in scadenza o l’hanno scordato sul lettino della piscina o perduto chissà dove? E mi chiedo anche quanti dipendenti e che turni lavorativi avrà un municipio per espletare questa pratica?
Poi però mi dico che a vivere nella capitale si finisce sempre a pensare male e probabilmente questa attesa è dovuta al fatto che i nuovi documenti sono quelli elettronici e non cartacei. E d’improvviso mi immagino migliaia di romani che fanno a gara per correre al municipio più vicino per avere il nuovo passaporto elettronico. Mi volto verso un cartellone pubblicitario vuoto e la mia mente crea la sua pubblicità: “Se vuoi sentirti anche tu alla moda quest’estate corri a chiedere il tuo documento d’identità elettronico. In spiaggia non si parlerà d’altro!”.
Da lontano intanto la cabina del giornalaio mi appare come un’oasi in mezzo al deserto. Le mie riflessioni però sono inarrestabili e iniziano ad apparirmi come flash le immagini degli ultimi giorni a Roma. Anzi per me questi sono i primi giorni dopo più di un mese passato a Londra. L’idea di tornare nella capitale mi rendeva abbastanza felice e per lei ho accettato anche di squagliarmi sul divano di casa. Non sono andata a Londra per fare la turista ma per lavorare e parlare inglese, per questo, di Londra, ho visto tutto: la fatica e le difficoltà e poi le immense possibilità e servizi perfetti. Tuttavia, si sa, ai sentimenti non si comanda e qui, a Roma, io, cresciuta ed educata al nord, ho lasciato un pezzo di cuore già da un po’.
Inutile ammorbarvi con uno sterile elenco delle meraviglie londinesi. Non posso però voltare le spalle al momento in cui il senso critico, quello che solitamente matura verso il proprio microcosmo dopo un’esperienza in un altro territorio, si è palesato davanti alla mia coscienza dopo dieci giorni di ritorno a Roma.

Da quando sono atterrata nella mia città mi e’ successo, in ordine, di aver notato una perdita da un contatore di acqua vicino casa e di aver chiamato il 112, il Centralino del Comune e infine Acea. Le telefonate sono direttamente proporzionali all’allagamento della strada. Qualche giorno fa mia madre ha cercato di porre il problema all’attenzione di una pattuglia della polizia locale che la osservava chiedendosi come mai questo strano esemplare di cittadino non si facesse gli affaracci suoi come il resto della specie. Mi sono sentita in dovere di portarla via quando ha chiesto retoricamente chi dovessimo chiamare per segnalare il problema prima di chiamare i giornali. La sola nota positiva è stata la lusinghiera risposta della poliziotta nei confronti della categoria: “Signora se chiama i giornali fa prima”.
L’ultimo mio bollettino delle perdite d’acqua della zona, da dieci giorni a oggi, registra la riparazione della perdita sotto casa che è stata prontamente sostituita da un nuovo fiordo che fuoriesce dal marciapiede di via Angelo Emo.
Dopo qualche giorno da questo evento mi è capitato di raggiungere un’amica a piedi per l’aperitivo attraversando tutto il centro. Mi sono ritrovata, prima, a percorrere in apnea la zona limitrofa al Vaticano per l’odore di piscio e di escrementi umani e, poi, a fare lo slalom tra contenitori di carta per caffè e coca cola take-away sparsi ovunque. Al che mi è sorta spontanea la riflessione che il problema a Roma non siano solo i suoi abitanti ma anche il livello di turismo cafone che attira. Insomma perché liberarsi dei cittadini cafoni ad agosto quando al loro posto puoi avere i turisti?!
Dopo ciò c’è stata la mattina che ho deciso di fare una passeggiata fino al Gianicolo passando per via delle Fornaci, alla destra di San Pietro. Qui ho sopportato prima gli sguardi di alcuni uomini seduti sul ciglio del marciapiede e le parole al seguito “vieni qui, perché non ti fermi?”, poi sono passata davanti ad alcuni tizi che, in un piazzale deserto, nominando ad alta voce le parti del mio corpo mi davano dei punteggi. Non ho capito se ho superato la prova ma ho deciso che la mattina dopo avrei passeggiato con il cane al seguito.

Il colloquio al Municipio è stata la goccia che ha fatto traboccare la mia pace interiore di comune cittadina. L’impotenza che ha generato si è poi trasformata in rabbia e ho iniziato a pensare convulsamente a cosa si possa fare a Roma per migliorare lo stato delle cose.

Per fortuna, però, almeno oggi, sono tornata a casa con ben due giornali grazie al mio giornalaio Mohamed che, a 2 km di distanza da casa, resiste a tutto per diffondere informazione nel raggio dell’intero municipio a noi poveri cristiani.

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