Dentro la costituzione

5 Aprile Apr 2016 1055 05 aprile 2016

Prescrizione: un regalo al mondo della corruzione

  • ...

La percezione della gravità dei comportamenti corruttivi in alcuni ambienti è prossima allo zero, la denuncia del fenomeno ignorata, la reazione giudiziaria vissuta con fastidio più per l'inevitabile ripercussione mediatica che per il timore della sanzione.

Parte della società italiana, in grado di assorbire i costi dell'altrui corruzione, quando non direttamente partecipe, non vive più la corruzione come fatto negativo.

Le cronache raccontano sempre più storie e sentenze riconducibili tutte al mondo parallelo della corruzione, un mondo sempre più aggressivo, invasivo e sempre meno percepito come disvalore. Un mondo che le mafie sfruttano con sapiente regia, con risultati economici impressionanti.

La corruzione erode i diritti civili, mina i diritti costituzionali, incide sulla ricchezza della società creando enormi differenze e diseguaglianze.

Bisogna reagire su tutti i fronti: scuola, cultura, formazione politica. Il fronte giudiziario vede nella certezza del processo giusto e celere un obiettivo da perseguire con determinazione.

Ho già scritto sull'istituto della prescrizione. Spero mi si perdonerà la ripetizione e spero anche che altri possano intervenire per spingere il Governo ed il Parlamento ad adottare provvedimenti ineludibili alla luce degli accadimenti.

Tutti possono essere indotti ormai a pensare che la prescrizione sia una specie di assoluzione. Si può essere assolti per non aver commesso il fatto, perché il fatto non sussiste, perché il fatto non costituisce reato o perché, come pure dicono alcuni commentatori dei processi, è prescritto.

Pochi spiegano che la prescrizione in effetti non è un'assoluzione nel merito, che è rinunciabile dall'imputato pronto a farsi processare nel merito e che la rinuncia dovrebbe costituire quasi un dovere morale per tutti coloro che occupano posizione di rilievo pubblico.

La prescrizione così come oggi regolata favorisce i portatori di interessi negativi.

Tutto ciò contribuisce ad alimentare il convincimento dell' impunità e conseguentemente può indurre ancor più a ricercare potere e denaro tramite il ricorso a pratiche corruttive.

Oggi il sistema processuale non ha più un suo equilibrio, le sentenze di prescrizione sono ricorrenti e costituiscono un danno enorme per le persone offese e per il paese Italia.

Se si considera che la produttività dei magistrati e funzionari italiani è tra le più alte in Europa (solo per restare nei paesi con ordinamenti più vicini al nostro), si può concludere che la soluzione va ricercata altrove. Anche a voler assegnare ai magistrati una quota di responsabilità, questa, per quanto detto prima, dovrebbe essere marginale.

Mi pare a questo punto di poter azzardare una prima conclusione. Bisogna incidere proprio sulla prescrizione, modificare l'istituto in modo più incisivo e non limitarsi a modesti allungamenti dei termini.

Certo ci si può chiedere se ciò sia necessario, in che misura e con quale priorità.

Se fosse in gioco la salvezza di singoli individui, non importa se numerosi o meno, potremmo essere poco preoccupati ed anche indulgenti. Qui però è in gioco il sistema democratico del paese, la tenuta del consorzio civile.

Se imputazioni per condotte riconducibili al mondo della corruzione (concussioni, corruzioni, rapine in danno dei risparmiatori, etc) vengono coperte dal manto grigio della prescrizione, salta l'adesione ad un sistema di valori condiviso da tutti i cittadini e si possono aprire scenari inquietanti. Si corre il rischio che l'impunità raggiunta attraverso la via della prescrizione allontani sempre di più la società civile dalle istituzioni, specie quando le sentenze di prescrizione sono direttamente riconducibili al mondo della politica.

Legati dal patto criminale, corruttori e corrotti hanno il comune interesse a tenere celati i loro comportamenti.

Quando per fortunate investigazioni emerge un fatto di corruzione, parte del tempo della prescrizione è decorso ed in alcuni casi è impossibile percorrere tutti i gradi del giudizio in tempi utili per una sentenza nel merito. Mantenere l'istituto della prescrizione così come è oggi regolato favorisce dunque il mondo della corruzione.

In molti interventi di magistrati ed esponenti politici si è chiesto di non far decorrere più la prescrizione dopo la sentenza di primo grado. Sarebbe già un passo avanti, ma forse non risolutivo.

Proverò ad indicare una soluzione diversa.

Il tempo della prescrizione deve certamente coincidere con il tempo dell'oblio.

Si può concordare sul fatto che i termini decorrano anche durante la fase delle indagini. In questa fase in verità è il pubblico ministero, che è parte processuale, ad avere più di altri la possibilità di incidere sui tempi. Ma con la chiusura delle fase delle indagini, il decorso della prescrizione a mio avviso non ha più ragione d'essere.

Con l'inizio del processo l'imputazione è cristallizzata e soprattutto l'imputato ha la possibilità, difendendosi nel processo e non dal processo, di richiedere al pubblico ministero di provare le tesi accusatorie di fronte al giudice che, in quanto terzo, non potrà essere considerato portatore di interessi tendenti ad allungare i tempi del processo.

Con l'inizio del processo non c'è più la possibilità dell'oblio. Tutto ciò che è necessario per l'accertamento della verità giudiziaria non può essere vanificato dal semplice decorso del tempo quando ormai il processo è in corso.

Non sto qui ad elencare tutti i passaggi processuali che oggi appesantiscono il processo e che, non essendo più lo scorrere del tempo un fatto salvifico, verrebbero meno. Tutti avrebbero interesse ad una sollecita definizione.

Si possono certamente trovare altre soluzioni importanti, è necessario però che il Governo, dichiaratamente riformatore, agisca.

Nessuno vuole addebitare ai governanti di oggi le responsabilità dei predecessori, ma ci si aspetta che diano risposte adeguate per contrastare la corruzione e restituire dignità e credibilità al paese. E’ ormai ineludibile che il Ministro della Giustizia si faccia promotore di forti iniziative e non servono annunci o rinvii a disegni più ampi, occorre intervenire.

Promuovere riforme costituzionali dello spessore di quelle in essere e non agire sulla macchina giudiziaria in modo efficace significa anche favorire indirettamente e quindi alimentare, per quanto detto, la corruzione, oggi più che mai il vero nemico della società civile ed onesta.

Disertare su queste riforme è omissione grave per i danni che si continuano a provocare nel sistema e nel paese Italia.