Dentro la costituzione

16 Maggio Mag 2016 1620 16 maggio 2016

Un investimento per il futuro

  • ...

Esponenti del mondo politico, culturale, imprenditoriale e sindacale sono tutti sostanzialmente d’accordo: occorre investire sulla Scuola, sulla formazione, sulla ricerca per creare sviluppo. Mi permetto d’aggiungere che alcuni investimenti di quelli richiamati possono incidere anche sul welfare ed anche su una buona integrazione tra giovani di culture e religioni diverse. Certo poi il contrasto politico di posizione, la campagna elettorale continua, la contrapposizione tra pubblico e privato finiscono con l’incidere sulle intenzioni. Proprio per questo mi pare si debba insistere ancor di più sui buoni propositi e conseguentemente coordinare intelligenze e investimenti su obiettivi precisi e condivisi.

Oggi i nostri bambini frequentano edifici scolastici spesso non idonei e privi di spazi ricreativi; in moltissimi casi non sono assicurate le mense scolastiche che per alcuni alunni, a causa della povertà crescente, garantiscono il solo pasto giornaliero valido dal punto di vista nutrizionale. Anche i giovani delle scuole medie e degli istituti superiori si limitano in molti casi ad una frequentazione scolastica di cinque o sei ore quotidiane. Fuori dalle scuole non ci sono centri di aggregazione (non ci si incontra più nei cortili, nelle parrocchie, nelle case del popolo), la dispersione scolastica è in aumento e l’uso spesso distorto e incontrollato dei telefonini o dei social, tollerato dalle famiglie quando non favorito, finisce con l’essere la sola forma di comunicazione extrascolastica e culturale.

Di fatto nelle ore scolastiche gli insegnanti dovrebbero educare e contribuire alla formazione dei giovani. Dall’apprendimento della scrittura e della lettura, passando per lo studio delle materie letterarie e scientifiche e tecniche dovrebbero formare cittadini consapevoli. Gli insegnanti fanno quello che possono, la gran parte dei titolari ed anche dei precari prova ogni giorno a sensibilizzare i più giovani, oltre che a trasferire in loro le proprie competenze. A volte i docenti vengono chiamati anche a discutere di argomenti non strettamente curricolari. Raramente riescono ad accompagnare gli studenti nei musei della propria città o nei luoghi d’arte e i c.d. viaggi d’istruzione finiscono con l’essere una prova d’abilità nel superare i rischi che comportano, piuttosto che un momento di crescita comune. Palestre, sport e scuola difficilmente convivono negli stessi spazi. Tutto questo potrebbe generare nella categoria dei docenti una forte demotivazione ed una progressiva crisi di identità.

Esponenti culturali di altri settori che volontariamente e gratuitamente si spenderebbero per andare nelle scuole a parlare di arte, musica, legalità, teatro, etc. spesso non possono essere accolti perché il calendario scolastico non consente di incidere sulle ore curricolari. Per altro i fondi di cui le scuole dispongono difficilmente consentono il pagamento degli straordinari al personale non docente. Non possiamo meravigliarci se gli studenti si annoiano, così come non possiamo meravigliarci se i giovani abbandonano l’Italia, o se immigrati e immigranti sfortunati non riescono ad integrarsi in una Scuola poco accogliente anche per i nostri giovani. Non possiamo neanche meravigliarci se aumentano le diseguaglianze sociali tra chi per fortune familiari o eccezionali capacità personali ce la fa e chi invece resta dietro o addirittura fuori.

Penso però che la Scuola debba coprire quel ruolo centrale che la carta costituzionale le assegna e al quale tutti i giovani hanno diritto. Se riflettiamo, è anche un investimento egoistico: in termini finanziari e previdenziali potremo indicarlo come il più sicuro piano pensioni individuale e collettivo. I cinquantenni e i quarantenni di oggi avranno bisogno tra vent’ anni delle intelligenze e dell’impegno dei ragazzi e dei giovani d’oggi per vivere bene e non essere travolti da povertà e solitudini affettive. Sui contenuti delle discipline, sulle scelte culturali e formative non mi pronunzio perché altri più autorevolmente possono intervenire, bisogna però che agli educatori ed ai giovani si diano spazi e risorse. E’ necessario quindi che gli edifici scolastici restino aperti il più possibile, che i bambini prima e i ragazzi poi possano crescere in ambienti protetti e sicuri, che gli educatori interni ed esterni possano alternarsi senza essere limitati da orari, programmi e investimenti, che la formazione possa essere realizzata in sinergia tra Scuola e Impresa. Sarà necessario ristrutturare edifici, costruirne di nuovi, assumere insegnanti e personale ausiliario, eventualmente anche a tempo parziale, collegarsi con imprese, musei e territorio. Sarà necessario trovare le risorse e sarà inevitabile ricorrere allo strumento fiscale, ma l’art 53 della carta costituzionale ci dice che tutti dobbiamo concorrere alle spese pubbliche e contribuire in proporzione al reddito. Si intensifichi la lotta all’evasione predestinando alla Scuola parte delle somme recuperate e di quelle eventualmente confiscate agli evasori. Si aumentino le aliquote per tutti coloro che legittimamente hanno alti redditi e si aumentino progressivamente e in modo deciso quando le quantità di reddito sono elevatissime.

Oggi la classe politica tende a convergere su posizioni che vogliono una riduzione della pressione fiscale e ciò può essere sicuramente condivisibile. Una riduzione della pressione fiscale per redditi non elevati non necessariamente confligge con incrementi importanti per redditi elevati o elevatissimi. Quando i redditi individuali superano soglie particolarmente rilevanti potrebbe essere richiesta una contribuzione maggiore a chi è più ricco. Un’aliquota massima del 43% sugli scaglioni più alti, analoga per chi guadagna 200 mila euro all’anno e per chi ne guadagna 500 mila o 800 mila o somme anche maggiori, è difficilmente condivisibile da chi è “costretto” a mandare i propri figli in edifici con certificati di sicurezza provvisori, senza palestre, senza riscaldamento. L’Italia rischia di diventare una periferia culturale dell’Occidente, terra di conquiste per mafiosi e corrotti certamente poco portati a investire sulla cultura. Per la lotta al mondo della corruzione ed alle mafie non bastano le dichiarazioni. La classe politica si impegni per dare contenuti concreti alle dichiarazioni di intenti su Scuola e formazione. Diversamente non sarà credibile.

Proviamo tutti a programmare un percorso che potrebbe impegnare più legislature. E’ dunque opportuno che sia un percorso condiviso e non soggetto a proposte o modifiche suggerite da contingenti interessi.