Dentro la costituzione

7 Giugno Giu 2016 1113 07 giugno 2016

La lotta alle mafie ed il controllo del territorio

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Nel breve volgere di pochi mesi alcuni fatti inquietanti si sono verificati in Italia.

Brescello, un comune caro ai più per le storie di don Camillo e Peppone, è stato oggetto di infiltrazioni mafiose.

Roma, una delle grandi capitali europee, ha presentato preoccupanti segnali di presenze mafiose.

A Napoli, una delle capitali del sud, una caserma dei Carabinieri di Secondigliano è stata obiettivo di esplosioni di colpi di kalashnikov.

A Plati' e San Luca, comuni della Locride, si sono evidenziate difficoltà per formare liste per le elezioni amministrative.

In Sicilia, nel parco dei Nebrodi, l'attentato al presidente Antoci ha reso evidente la reazione della mafia all’azione di contrasto portata avanti dalle istituzioni statali e regionali per riconquistare il controllo fisico e giuridico di migliaia di ettari gestiti economicamente dalla criminalità.

A Marsala, la sera del 31 maggio è stato ucciso nell'adempimento del dovere il maresciallo dei Carabinieri Silvio Mirarchi e dalle cronache giornalistiche si apprende di serre coltivate a marijuana.

Fatti inquietanti dicevo, e ciascuno d'essi singolarmente considerato criminale e devastante per le istituzioni e nel caso di Marsala per la vita degli uomini dello Stato e per le loro famiglie.

I fatti indicati possono però suggerire una valutazione ancora più inquietante.

Le mafie si infiltrano nei centri direzionali e di spesa, attaccano i simboli dello Stato sul territorio sparando sulle caserme, affrontano a muso duro le istituzioni facendo seguire ai commissariamenti per mafia il vuoto politico-istituzionale e manifestando così la forza del proprio governo, sottraggono interi territori all'economia onesta gestendoli nel proprio interesse e in danno della società civile, gestiscono direttamente o comunque tollerano che si gestiscano serre di droga occupando spazi inclusi nei centri urbani o localizzati nelle periferie.

E’ un’aggressione senza precedenti per la quantità dei capitali mafiosi investiti per moltiplicare le imprese inquinate, per la capacità di agire su tutta l’area nazionale, per la perizia mostrata nell’intercettare flussi di denari anche della comunità europea, per le abilità militari dimostrate nell’attaccare caserme e difendere spazi occupati da imprese mafiose.

Questi fatti nel loro complesso provano che lo Stato sta cedendo territori e che quando reagisce per affermare il primato dell’ordinamento giuridico le mafie reagiscono su tutti i fronti e con forme intimidatrici, aggressive e violente fino all’omicidio ed all’espropriazione dei diritti politici.

L’azione delle Procure e le pronunzie dei Tribunali non bastano. Le inchieste e le sentenze ci diranno chi sono i mafiosi che hanno operato a Roma, i camorristi che hanno sparato a Secondigliano, gli esponenti delle cosche che hanno intimidito forze politiche nella Locride, i mafiosi che hanno condotto l’attentato ad Antoci, gli assassini del maresciallo Mirarchi, ma il contrasto giudiziario da solo non sarà sufficiente.

L’azione giudiziaria, condotta dalla magistratura e dalle polizie giudiziarie, è di fatto una reazione ai delitti già consumati. E’ necessaria, con la confisca dei beni può essere anche utile per disarticolare l’economia mafiosa, ma non è sufficiente.

In termini concettuali e operativi è necessario che lo Stato passi dalla reazione all’azione, con leggi adeguate, con azioni amministrative trasparenti, con controlli non meramente burocratici, con operazioni di polizia preventive coordinate dalle Prefetture per evitare che i territori siano oggetto di apprensione materiale e giuridica dalle mafie.

Non è una guerra facile da condurre. Non ci si può limitare a combattere le battaglie che le mafie muovono senza tener presente il quadro d’insieme. Occorre prendere atto che le mafie ci sono, che sono operative in tutto il paese, che una società parallela le favorisce per interesse e/o ricerca di potere.

Occorre dispiegare contemporaneamente un’azione di contrasto che impegni tutte le istituzioni.

Il bagaglio di conoscenze acquisito dalle commissioni antimafia nazionali e regionali, le positive esperienze maturate sul campo dalle Prefetture e dagli enti territoriali più presenti nel contrasto alle mafie, le nuove e recenti acquisizioni di conoscenze da parte dell’ ANAC sono tutti dati che possono e devono essere utilizzati per promuovere legislazione e azioni amministrative che prevengano le azioni delle mafie e rendano vincenti le condotte lecite.