Dentro la costituzione

10 Giugno Giu 2016 1031 10 giugno 2016

La Costituzione è di tutti

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Nel mese di ottobre saremo tutti chiamati a votare.

Sarebbe opportuno che si dialogasse sul merito della riforma nella consapevolezza che la costituzione è oggi di tutti e così sarà anche dopo il voto.

Sia che vincano i si sia che vincano i no, dal giorno dopo il voto le politiche del quotidiano non verranno meno. Sono legittime tutte le posizioni.

Inciderà sulle scelte anche la sorte della legge elettorale.

In entrambi gli schieramenti sostenitori del si e del no prospettano con diverse argomentazioni che la riforma inciderà sui tempi delle procedure per legiferare e sulle capacità dell’esecutivo di governare.

I sostenitori del si vedono solo aspetti positivi, i sostenitori del no pongono invece in rilievo punti di contraddizione e i rischi di una eccessiva concentrazione di poteri in capo al solo partito vincitore delle elezioni ed al suo leader.

Se vincono i no il Governo, secondo quanto affermato dal Presidente del Consiglio, lascerà l’incarico.

Se vincono i si si aprirà una nuova fase costituzionale e politica nei termini prospettati dalla riforma.

Se cambia la legge elettorale per decisione della Corte Costituzionale o volontà del legislatore, si rivedranno le diverse argomentazioni, ma allo stato non sono ipotizzabili previsioni specifiche.

Sin da subito, superata la fase parlamentare, le ripercussioni delle vittorie del no e del si possono però essere esaminate in chiave costruttiva, tenendo anche conto delle opinioni formulate dalla società civile.

Lo scenario conseguente alla vittoria del no è a tutti noto per consolidate prassi politiche e costituzionali.

Non succederà nulla di irreparabile.

Come la stessa legislatura in corso dimostra potranno essere realizzate politiche riformatrici anche importanti, come assunto e rivendicato dallo stesso Governo in carica.

Se vinceranno i si la nuova stagione costituzionale inevitabilmente coinvolgerà tutte le forze politiche ed anche la società civile.

Un esecutivo forte governerà per un’intera legislatura e solo una valutazione elettorale successiva farà da contrappeso alle scelte di chi sarà chiamato a governare.

Al netto di tutti gli altri particolari della riforma, a mio avviso un tema importante sul quale riflettere è quello sopraccennato relativo alla concentrazione del potere.

La storia delle dittature ci è tristemente nota: violenze del potere, ma anche comportamenti distratti di molti elettori furono in grado di annientare le libertà individuali, accompagnandosi spesso il tutto con guerre, genocidi, leggi razziali e quant’altro di negativo si possa immaginare.

Tutto ciò era ben presente al legislatore costituente.

Grazie alla costituzione il paese è stato ricostruito eticamente e materialmente sui valori di libertà e giustizia, siamo tra i paesi fondatori dell’Europa, abbiamo sconfitto il terrorismo e iniziato il contrasto alle mafie. Molto si è fatto e certamente molto deve essere fatto. I nostri nonni e i nostri genitori ci hanno consegnato un paese libero e la responsabilità di garantire la crescita e la libertà di tutti in un quadro di giustizia e solidarietà sociale.

70 anni possono suggerire modifiche del patto costituzionale e certamente non si corrono oggi i rischi paventati ancora nel 1946.

Non penso ci siano all’orizzonte nuovi totalitarismi e non mi preoccupano né le ragioni del si nè quelle del no. Ho rispetto per le diverse posizioni.

Non immagino un capo del Governo pronto ad impossessarsi del potere per sempre e non penso ciò possa accadere.

Nelle democrazie occidentali è conosciuto però il rischio del logoramento e della conseguente incapacità dei governanti di interpretare nuovi bisogni, curare nuovi interessi, restando prigioneri delle proprie politiche.

In questa prospettiva forse la riforma, prescindendo da altri legittimi e valutabili rilievi, potrebbe apparire più condivisibile se fossero previste delle limitazioni temporali all’esercizio dei ruoli apicali di capo del Governo e di Presidente della Repubblica.

Governare per un massimo di due legislature, non poter aspirare al ruolo di Presidente della Repubblica nella legislatura immediatamente successiva a quella nella quale si è ricoperto il ruolo di capo del governo potrebbero essere utili previsioni.

Si eviterebbe così che la concentrazione del potere, che si indica come utile per governare, possa radicalizzarsi nello stesso leader oltre un tempo determinato.

Quanto suggerito potrebbe essere uno spunto per discutere di riforma in chiave costruttiva, in vista di un futuro che comunque coinvolgerà tutti.

Trovare intese su scelte condivise, anche su punti diversi da quelli fin qui suggeriti dalle forze politiche e sociali, potrebbe costituire un rafforzamento della riforma prospettata, una vittoria per tutti e soprattutto accrediterebbe di più il paese Italia nel quadro delle politiche europee.