Dentro la costituzione

22 Novembre Nov 2016 1522 22 novembre 2016

Torniamo a scuola accanto agli insegnanti

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In occasione dell’incontro con i Prefetti il Presidente Sergio Mattarella ha posto l’accento sul complesso fenomeno dei flussi migratori, criticando le miopie di natura nazionalistica e richiamando i principi costituzionali posti a fondamento della nostra convivenza.
Ancora più avanti nel suo discorso il Presidente ha detto testualmente: “la legalità è una frontiera decisiva, sulla quale si misura la credibilità dell’intero nostro sistema. Non sono consentiti sottovalutazioni e ripiegamenti. Nel mercato globale, la presenza di infiltazioni criminali, o di aree di illegalità, o la rassegnazione verso fenomeni di corruzione recano un danno enorme non soltanto al prestigio delle istituzioni, ma alle stesse potenzialità di sviluppo.
L’illegalità e la corruzione impoveriscono il paese”.
Richiami forti, inseriti in un contesto di valorizzazione del ruolo dei Prefetti.
Certo i Prefetti e le Prefetture potranno e dovranno fare molto per assicurare ai migranti un’accoglienza che rispecchi i nostri valori di solidarietà, per contrastare le mafie e impedire ai mafiosi di ritornare, per contrastare tutte le illegalità.
Dagli anni 80 le mafie sono state più volte messe alle corde da sentenze definitive.
E’ necessario dunque che il contrasto sia condotto anche fuori dalle aule di giustizia e in questo le Prefetture sicuramente potranno svolgere un funzionale ruolo di coordinamento tra i molti protagonisti della società civile.
Ma i riferimenti all’immigrazione ed alla legalità sono a mio parere particolarmente significativi perchè possono aiutare a comprendere, proprio per l’universalità dei valori evocati, quanto il paese debba ancora crescere.
Si è in parte smarrito il senso dello stare insieme, del credere insieme in valori da perseguire.
Non c’è la spinta a individuare e curare interessi comuni, al contrario c’è una forte spinta a sottrarsi ai doveri di solidarietà per curare i propri interessi o quelli del gruppo d’appartenenza. E’ lo stesso ordinamento giuridico del paese Italia a dare segni di cedimento. La politica e soprattutto le buone politiche sembrano incapaci di governare le nuove prove da affrontare.
La Magistratura, pur nella pochezza degli investimenti destinati al servizio giustizia e pur in assenza di riforme sempre rinviate, fa quello che può per sanzionare le illegalità, ma non può certo prevenirle e non può certo avere un ruolo centrale con riferimento al fenomeno immigrazione.
Giusto dunque il richiamo ai compiti che attendono i Prefetti, compito che sicuramente sarà assolto.
Ma occorre chiedersi se da parte di tutti sia necessario un impegno specifico.
Certamente si.
E Il pensiero corre immediatamente ai giovani, alla Scuola, alle Università.
E' nella scuola a mio avviso che deve essere costruito e aggiornato un progetto di legalità condiviso. Nella scuola i ragazzi possono più direttamente percepire il valore dell’accoglienza nei confronti di coetanei costretti a lasciare i propri paesi.
E’ nelle università che le generazioni Erasmus possono più concretamente percepire il disvalore delle politiche miopi e coltivare con rinnovato impegno la costruzione di un’Europa unita.
E’ nelle scuole e nelle università che si formano le classi dirigenti del futuro.
Se i ragazzi di 15 anni si confrontano oggi sui valori di solidarietà e legalità, tra cinque anni avremo giovani maturi e tra dieci cittadini consapevoli della linea di demarcazione tra politiche miopi e politiche d’accoglienza, della linea di demarcazione tra legalità e illegalità.
Nelle scuole si è fatto molto per diffondere la cultura della legalità e, se la corruzione non viene percepita come un fenomeno negativo questo non è certo imputabile ai giovani e agli insegnanti.
Non deve però subentrare assuefazione o rassegnazione.
Bisogna accrescere l’impegno di tutti per rafforzare le azioni di contrasto.
Da subito servirebbero buone leggi e buone politiche, ma nell’attesa, se stiamo intelligentemente vicino al corpo insegnante supportandolo nella formazione dei ragazzi e dei giovani, avremo fatto il migliore investimento per il futuro del paese.
Bisogna saper trasmettere le proprie esperienze e saper ascoltare i giovani, anche criticamente se necessario, specie quando denunciano scelte politiche che incidono sul loro futuro e che in tutto o in parte non condividono.
Torniamo tutti a scuola accanto ai nostri ragazzi ed ai nostri insegnanti.
Il Presidente Mattarella nel suo discorso si rivolgeva a uomini delle istituzioni.
Nulla impedisce però, senza travisarne il pensiero, di sentire come proprio e generalizzato un programma di impegno per il futuro.
Le esperienze di tutti coloro che operano con onore e dignità nella società civile potranno essere d’aiuto agli insegnanti ed ai giovani per una formazione condivisa e coinvolgente intorno ai valori richiamati.
Le politiche dei prossimi anni saranno determinate dalle scelte che saranno operate da coloro che oggi sono studenti.
Ripartiamo dunque dalla Scuola con rinnovato impegno per contribuire a costruire un mondo dell’accoglienza ancorato saldamente ai valori della solidarietà e della legalità.

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