Dentro la costituzione

13 Gennaio Gen 2017 1447 13 gennaio 2017

Un nuovo partito?

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La campagna referendaria ha visto molti di noi protagonisti di un confronto politico anche aspro in molti dei suoi passaggi. Nel mio caso, con un passato di magistrato, si è trattato della prima esperienza.

Piero Calamandrei

Nessuna certezza di vittoria, solo la consapevolezza, una volta convinto per il NO, di essere idealmente accanto a Calamandrei ed ai tanti giovani dallo stesso evocati, al sacrificio dei quali dobbiamo il nostro essere liberi. Ricca di significato anche la presenza di Carlo Smuraglia che meravigliosamente ci ha fatto rivivere la determinazione dei partigiani.
Dunque in esito alla mia personale campagna referendaria scrivevo, nel 4D del 30 novembre 2016 apparso sul sito di LeG, «La vittoria del NO non sarà un salto nel buio, sarà un ponte verso la costituzione di nuove politiche intorno a valori condivisi».
E mi è rimasta la voglia di "interessarsi alla politica" e di non delegare in passaggi elettorali ai soliti noti poteri poi mal gestiti.
Confesso che desidero, e non posso certamente da solo, provare a dare un contenuto concreto ad una frase che aspira alla realizzazione di un programma, aspirazione che mi pare di cogliere in molti articoli pubblicati prima e dopo il 4D.
Leggere questi documenti uno dopo l’altro fa rivivere i giorni della campagna e in alcuni scritti si fa capire come chi si è battuto per il rigetto della prospettata riforma non si possa accontentare del successo referendario.
In molti casi però si coglie quasi negli autori la preoccupazione che la società civile possa trasformarsi in classe politica.
Tutti riconoscono sia a LeG che ai comitati del NO il ruolo di garanti e sentinelle della Costituzione ma molti ritengono che LeG e i comitati del NO non debbano assumere ruoli diversi.
Posizioni legittime, ma occorre chiedersi se l'attuale quadro politico non richieda invece l'assunzione di qualche rischio e di qualche responsabilità, come sembra suggerire un richiamo di Raniero La Valle nel suo «Torniamo ai giorni del rischio» apparso sul sito di LeG il 12 dicembre 2016.
Ma quale può o deve essere il percorso che per primi i giovani dei comitati del NO sembrano suggerire?
Ripercorrere le solite vie da ultimo seguite dalla classe politica italiana non mi sembra un’ipotesi vincente.
Il renzismo ha rimosso la sconfitta sia per il profilo relativo al rigetto della riforma costituzionale sia per quello relativo alle politiche portate avanti.
Così come è stato per la stagione del berlusconismo, assistiamo ad un riposizionamento dei protagonisti della politica incuranti dei reali problemi dei cittadini. È la solita giostra nella quale lo stesso renzismo si nutre dell’antirenzismo.
Dunque solo un autentico futuro di costruzione di politiche eticamente condivisibili può essere percorribile.
Ed è ineludibile rispondere ad una serie di domande che sostanzialmente, a me pare, tutti coloro che si riconoscono in certi valori si pongono: quale dovrà essere il ruolo di LeG, quale il ruolo dei comitati del NO, c’è un partito o ci sono partiti in grado di interpretare la richiesta di cambiamento, ci sarà spazio per nuove forze politiche in grado di guidare la richiesta di cambiamento, sarà utile mantenere LeG ed i comitati del NO lontano dalla politica di tutti i giorni? Sarà poi sufficiente che pochi dei protagonisti della campagna referendaria siano cooptati in formazioni esistenti per assicurare una svolta non solo nelle aspirazioni personali ma anche nelle politiche di tutti i giorni?
Alla prima domanda si può agevolmente rispondere che il ruolo di LeG, fondamentale fin qui per la difesa e la promozione della carta costituzionale, potrà continuare ad essere svolto con l’efficacia che fin qui tutti le hanno riconosciuto. Quanto ai comitati del NO le diverse sensibilità esistenti potranno orientare scelte diverse tutte rispettabili.
Ma la mancanza di un diretto coinvolgimento di LeG nelle politiche di tutti i giorni non può impedire che neoformazioni politiche, che ai principi di giustizia e libertà si richiamino e che in LeG riconoscano una matrice o una sponda culturale, possano scendere in campo, come suol dirsi oggi, per una svolta che restituisca sovranità ai cittadini.
Analogamente si può pensare per i comitati del NO.
Le difficoltà delle sinistre, le difficoltà di una maggioranza del PD intenta a difendere il proprio spazio di sovranità, i problemi della sinistra del PD combattuta tra la fedeltà al partito e l'essere sinistra, le difficoltà di molti a decifrare il M5S e le difficoltà delle destre di oggi di offrire un punto di riferimento con il quale confrontarsi suggeriscono, o forse impongono, la ricerca di nuovi percorsi per valorizzare le indicazioni e convogliare le risorse che la campagna referendaria ha evidenziato tra i sostenitori del NO. Singole professionalità o competenze attratte e cooptate in formazioni oggi esistenti sarebbero inevitabilmente strumentalizzate da una classe politica che appare autoreferenziale. Dunque a mio avviso legittime individuali aspirazioni non avrebbero incidenza se realizzate al di fuori di un programma comune e di una nuova formazione politica strutturata.
Certo può essere utile una leadership, ma serve soprattutto una generale chiamata alla politica per coinvolgere i giovani in partiti territorialmente organizzati, coinvolgendoli non con intenti elettorali ma per costruire insieme un futuro più giusto.
Chi in LeG, nei comitati del NO, nell’ANPI, in Libera, nella società civile e nella classe politica non coinvolta in giochi di potere ritiene che non possa essere disperso il patrimonio di valori che la campagna referendaria ha evidenziato ha forse oggi una grande opportunità: confluire in una forza politica che persegua politiche eticamente condivisibili ed ancorate alla carta costituzionale.
Da soli certamente non si va lontano, ma indicare una strada può essere un passo avanti perché altri condividano scelte responsabili.
Il paese ha oggi bisogno di politiche costruite intorno ai valori di giustizia, libertà, solidarietà, liberalismo coniugato al socialismo, tutti valori che furono del Partito d'Azione.
L'azionismo è la cultura della Costituzione.
Le competenze e le professionalità ampiamente presenti nel mondo espresso da LeG, dai comitati del NO e dalla società civile sopra richiamata potrebbero oggi concorrere a perseguire insieme ai giovani il cambiamento da tutti auspicato.
Le scelte politiche delle destre, del PD, del M5S, delle formazioni di sinistra e il problema della legge elettorale non lasciano molto tempo per rispondere.
Questo confronto di idee sui ruoli assunti e su quelli eventualmente da assumere sembra ineludibile.

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